Finanza, mercato immobiliare e prospettive di sviluppo. Interviene Francesco Agati

Il Dr. Francesco Agati, si occupa di intermediazioni, servizi tecnici legali, gestioni e custodie immobiliari nella provincia di Caltanissetta.

“Avendo la piena consapevolezza che la Finanza, come la Politica Internazionale si ripercuota anche nel mercato immobiliare locale, seguo con particolare attenzione questi due fenomeni.”

 Nell’ultimo periodo l’agenzia di rating S&P ha confermato il merito di credito dell’Italia a BBB anche se ha rivisto in ribasso le prospettive,  un grande allarme perché l’Italia sarebbe costretta a svendere il suo patrimonio immobiliare e le sue migliori aziende, fenomeno economico già in atto.

 

La politica economica e fiscale che intende adottare il governo Salvini e Di Maio, favorirà le banche o gli italiani?

 

“L’agenzia di rating statunitense ritiene che si arresti la discesa del debito pubblico rispetto al Pil che nei prossimi tre anni è visto a livello lordo e netto rispettivamente a circa 128,5% e 123,2% del PIL. La settimana scorsa a esprimersi sull’Italia era stata Moody’s, tagliando il giudizio di un gradino e portandolo a un passo dal livello “junk”.

Le banche italiane sono il principale creditore del governo, e l’impostazione di politica economica e fiscale del governo hanno eroso la fiducia degli investitori, dicono le agenzie di rating, ma il governo di Salvini e Di Maio effettivamente sta facendo gli interessi degli italiani, mantenendo le promesse fatte in campagna elettorale.

 

Cosa porterà un aumento del rendimento dei crediti bancari nei confronti dello stato?

“Logicamente un ulteriore aumento del rendimento dei crediti bancari nei confronti dello stato potrebbe ridurre la capacità delle banche di finanziare l’economia italiana e indurle a deviare le risorse nel settore privato, in particolare le PMI, sottolinea S&P, facendo intuire che questo governo è sgradito alla finanza mondiale.”

 

Infrastrutture e sviluppo, quanto l’uno dipende dall’altro?

 “Oltre dieci anni fa, quando iniziai con fervore a divulgare l’importanza delle infrastrutture, in una città che spendeva milioni in sagre, nell’imminenza della chiusura del petrolchimico, per primo in Sicilia dissi in una trasmissione locale che Pechino, voluta di far passare dalla Sicilia  un Hub aeroportuale mondiale, e che se autorizzato potrebbe realizzare a spese proprie il ponte sul Canale di Messina.

In quel periodo riuscì a fare pubblicare sul libro “Maggiori Editore” il progetto del corridoio Berlino-Palermo  inserendo Gela nel progetto europeo di programma delle reti trans-europee di trasporto Oggi la Sicilia e Gela in particolare grazie alla sua posizione nel centro del Mediterraneo, con la sua vasta piana la seconda della Sicilia può ambire e rientrare nel progetto intercontinentale chiamato “La Nuova Via della Seta” (Belt and Road Initiative- BRI)  finalizzata a realizzare infrastrutture nelle nuove rotte commerciali che interconnettono la Cina attraverso l’Asia -per Terre e per Mari- col cuore dell’Europa.

Conosco bene i cinesi sono difficili da trattare e ottimi negoziatori, ma se riuscissimo ad avere un contatto diretto con il loro governo entro pochissimo tempo anche grazie allo Statuto Autonomo Siciliano potremmo diventare alleati commerciali di Pechino.”

 

-Quindi la Cina potrebbe rappresentare una opportunità di sviluppo per la nostra isola?

Le riserve cinesi di moneta estera sono stimate in circa 3 mila miliardi di dollari equivalenti; il progetto BRI permetterebbe di investirne una buona parte nella costruzione di infrastrutture nei 65 Paesi attraversati. Punto Fermo: nel disegno originario di Pechino era la Sicilia l’Hub mediterraneo, turistico e infrastrutturale, della Via della Seta, verso Rotterdam e Amburgo, ma anche verso il Mediterraneo e Africa.

 

-Non è un progetto troppo ambizioso?

Mi rendo conto che le mie ambizioni sono smisurate per piccoli politici, come lo sono i politici gelesi, ma l’economia gelese può crescere, svilupparsi ed evolversi solo con i grandi progetti. Il mio modesto consiglio non può che essere, i prossimi amministratori lavorino e si battano per realizzare infrastrutture, internazionalizzare la città e trasformarla in zona franca fiscale e doganale, gli obiettivi sono a lungo termine ma qualcuno deve iniziare e forse le prossime generazioni raccoglieranno.

 Una volta un imprenditore mi disse: “Hai ambizioni così smisurate per una città culturalmente sottosviluppata come Gela che i tuoi grandi progetti saranno la tua maledizione”. Io penso invece che se ognuno di noi faccia qualcosa nel limite delle sue possibilità invece di guardare “Gomorra” in un futuro prossimo possiamo vedere Gela risorgere, e magari invece di essere città dell’emigrazione diventiamo città dello sviluppo economico, ma bisogna lavorare invece di chiacchierare.  

 

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