Finite le feste, i gelesi vanno via: è questo il futuro? Dateci un motivo per restare!

Le vacanze di Natale stanno giungendo ormai al termine e i gelesi preparano le valigie per tornare ognuno nella propria città.

Già, sono tanti oramai i figli di questa terra cittadini di altri posti, lontano da qui. Ogni anno incontro i miei vecchi compagni di liceo, puntualmente ci ritroviamo in pizzeria a ridere e a raccontarci. Noi siamo stati fortunati perché, nonostante le distanze, non ci siamo mai persi. Eppure sono tutti o quasi sparpagliati in giro per il mondo: chi a Venezia, chi a Udine, chi in Grecia e chi in Germania.

Ogni Natale è felice e triste allo stesso tempo: è bello ritrovarsi, ma non lo è altrettanto sapere di doversi salutare tutte le volte e attendere un’altra ricorrenza per riaverli qui. Si parla tanto dei professionisti che a Gela stanno lottando per costruire qualcosa, ma costruire per chi, se tutti sono già andati via e continueranno a farlo?

Rimanere prima era una missione, adesso sembra sempre più un sacrificio. Dov’è la città dei giovani? Quali opportunità abbiamo, se restiamo? Dobbiamo combattere per farci spazio, per essere pagati, per avere un contratto, per essere rispettati nei titoli, nelle competenze e soprattutto nella dignità. Sogniamo di sposarci, di mettere su famiglia, di far crescere i nostri figli con lunghe passeggiate in spiaggia la domenica, baciati da un tramonto che emoziona. Ma, una volta cresciuti, che cosa potremo garantire loro?

Non credo che i miei compagni torneranno più qui per vivere, così come non ritorneranno le famiglie andate via per un posto di lavoro. Molti sono quelli che abbiamo già salutato e tanti altri ne vedremo partire. Dateci una ragione per restare un altro anno in più. Diteci che basterà per cambiare qualcosa. Fateci sentire di non essere soli, di poter credere ancora in questo territorio. Dateci un motivo per non fare un biglietto di sola andata.

Siamo stanchi delle chiacchiere da aula consiliare, delle opposizioni, degli scontri, di sfiducia o fiducia. Stanchi di interviste televisive o dei conti di ciò che ha fatto o non ha fatto l’avversario politico. Se il popolo vi ha votati e vi ha concesso l’onore e l’onere di rappresentare la città, lo ha fatto perché in Consiglio portaste le esigenze della gente, perché lavoraste per riaccendere le speranze, non per essere politici nel cuore e nell’anima, ma per essere prima di tutto uomini con coscienza e consapevolezza.

In un anno dobbiamo stravolgere tutto in meglio, ridare vita a questa città sempre più vuota e svuotata. Se non basterà un anno, allora avremo perso tutti. Noi non avremo più un’identità in cui riconoscerci, voi una poltrona. Noi saremo cittadini in cerca di residenza, voi uomini senza più una folla da incantare.

Siate la politica della cooperazione e del bene comune e non quella dei partiti e degli scontri. Non è un colore che deve trionfare, ma un interesse collettivo che ad oggi, permettetemi, è totalmente venuto meno. Se così non fosse stato, credetemi, oggi almeno uno dei miei compagni, uno soltanto, sarebbe riuscito a tornare per rimanere. Purtroppo, la verità è un’altra: domani ne partirà un altro e poi un altro ancora. È questo il futuro? Alla coscienza di ognuno la risposta.

(in foto l’ultimo nostalgico tramonto del 2017)