Folgorati sulla via di CATANIA

L’ora fatale è suonata, alle dodici e trenta del 14 settembre 2015 con 25 voti favorevoli su 30 componenti, il Consiglio comunale ha deliberato l’adesione alla Città metropolitana di Catania. Continua cosi la seconda vita di Gela, questa volta però, a differenza della questione Eni e della chiusura dello stabilimento petrolchimico, la decisione non viene calata dall’alto, ma spinta dal basso dalla popolazione organizzata e non. In realtà il voto non sembrava poi cosi scontato, molti consiglieri hanno mostrato fino all’ultimo un atteggiamento ondivago, c’è chi ha sottoscritto un documento apparentemente contrario all’adesione e infine ha votato si, c’è chi ha anteposto il “bene” del partito ai dubbi personali e politici, votando si. Quest’ultimi forse si sono turati il naso, ma non le orecchie da cui sentivano i fischi di centinaia di gelesi quasi inferociti. Non so se in questa scelta ha vinto qualcuno, credo invece che ha perso la politica raffazzonata, dove i problemi vengono continuamente rinviati, per poi presentare soluzioni improvvise e approssimative, quasi sempre basati su tornaconti personali. Non mi riferisco ai quattro rappresentanti del popolo che hanno sostenuto il no, con argomentazioni forse un po’vaghe ma comunque lecite. Penso piuttosto ai presunti leader, a cominciare dal Presidente della Regione, silente su un argomento che lui stesso ha creato nella famosa puntata televisiva da Giletti di tanti mesi fa. Da allora sono state prodotte due leggi: la prima del  marzo 2014 e quest’ultima dell’agosto scorso. Dell’assemblea regionale che ha partorito, nel caldo estivo agostano, la legge 4 agosto 2015 n. 15, intitolata: disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e Città metropolitane, fanno parte due deputati gelesi, oltre al già citato governatore. Cosa facevano costoro mentre a sala d’Ercole si approvava una legge che, nell’imperante ipertrofia riformistica nazionale, magari sarà venduta come una grande riforma realizzata nella XVI legislatura dal più antico parlamento dell’Italia? Non era bastata l’approssimazione prodotta dalla legge del 2014 che tra l’altro prevedeva un fantomatico referendum confermativo, da contemplare negli statuti comunali, senza sapere che non c’era motivo affinché ciò fosse previsto. I rappresentati gelesi non hanno mosso un dito  né perché si rispettasse la volontà dei loro concittadini, né perché l’assemblea regionale confermasse quanto  previsto dalla stessa legge del 2014. Con queste premesse si salpa per Catania, in cerca di fortuna. 

 Adesso Gela è parte della nuova metropoli catanese, guarderà a est da dove sorgeranno, forse, le nuove speranze della città. Nel suo viaggio sarà, quasi sicuramente, accompagnata da Niscemi e Piazza Armerina, si espanderà cosi ulteriormente, in lungo e in largo, un’area che già partendo da Fiumefreddo arrivava a Caltagirone e a ovest invadeva il territorio ennese. Quale sarà il futuro di Gela, in questa nuova avventura amministrativa? difficile a dirsi ma, a prescindere dalla legittima aspirazione di creare un nuovo libero Consorzio in cui essere capofila, Gela, e per essa i suoi rappresentati, ha un obbligo politico immediato: crearsi una credibilità che, quasi sempre, è mancata nel suo rapporto con Caltanissetta. Catania ha un aeroporto internazionale; un’università di antiche e prestigiose tradizioni, riferimento da sempre per migliaia di studenti gelesi; rappresenta spesso un punto di riferimento commerciale per Gela. E allora dove albergano le tante e lecite perplessità? Anzitutto nel nuovo centralismo, accentuato dall’attuale governo romano, che presentato come motivo di risparmio economico, accentra le leve delle decisioni e soprattutto del potere; successivamente nel provincialismo atavico che attanaglia da sempre Gela. Il nuovo corso, iniziato in queste ore, ci permetterà di arrivare alla vetta: situata a 3343 metri?  Certo non sarà facile, partiamo da 46 metri dal livello del mare, la scalata è pesante, ma con l’aiuto adesso anche di Sant’Agata ce la possiamo fare.