Galeotto fu quel seggio.

Venghino Signori, venghino! Gridano dal loro palchetto. Parte la musica e pensi si stiano per materializzare funamboli, giocolieri, trapezisti. Si palesano invece con giacche e camicie inamidate, tagli di capelli all’ultimo grido, brillantina, orologi ai polsi e smart-phone.

Nella città del Governatore della Sicilia è di oggi, per non dire di sempre, l’ennesima baruffa. Stavolta tocca alle primarie, strumento di promozione e massima partecipazione degli elettori nella scelta dei candidati che un domani dovrà rappresentarli. Detto così, sembra uno strumento meraviglioso di questa nostra democrazia, senza intoppi, ne falle di sistema. Vado, pago (addirittura), scelgo. Cristallino direbbe Watson.

Anche nella città di cui sopra si è organizzato un seggio “unico” salvo poi scoprirne un altro “occulto” o comunque non comunicato in precedenza, così quando arriva un pacchetto contenente schede già votate succede un patatrac. Annulliamo? Non Annulliamo? Jamme.

L’euforia generale è durata fino alle 13.00, quando avevano già votato 1300 persone. Numeri, di quelli grossi che ben facevano sperare e pregustare cannoli alla ricotta con il caffè delle cinque.

Ma no, il “Voto a Gela va annullato” ha tuonato il partito nazionale.  E il Governatore vuole eliminati dei voti, in parte, non quelli di tutto il gazebo. Come a fare una divisione dei pani e dei pesci senza pesi ne misure.  Ma i consiglieri di Sicilia futura, dell’area dell’ex ministro Cardinale, e l’area Emiliano hanno già presentato un esposto in procura sottolineando la questione seggio “occulto”.  L’area Cardinale vuole annullare tutto, mentre Lumia e l’area Emiliano solo le schede contestate.  Il  presidente del seggio Giorgio Donegani sostiene sia tutto regolare  e anche suo figlio Miguel e il deputato regionale Giuseppe Arancio e anche l’ex parlamentare Speziale . La figlia di Cardinale non ci sta, annullare non senza sdegno.

Il partito nazionale ha già parlato. Mettendo una x su Gela e su questa mal orchestrata dimostrazione di democrazia. Ma Giuseppe Di Cristina, segretario cittadino, non se la sente, non ce la fa a dire alla gente di andare a casa, del resto hanno fatto una fila, stanno esercitando un loro diritto. Si continua a votare.

Ma mi chiedo, non solo io, dove finiscono le famose due euro? Nelle casse del partito per un voto nullo? Per pagare i costi di gestione di tutta la macchina organizzativa? Al gazebo?

Non lo so. Lo sapremo? Probabilmente no. E questa guerra? Quella interna intendo al PD locale. Per non citare quello nazionale, si intende.

Galeotto fu quel seggio, da quel giorno non votammo avante.

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