Gela capitale del randagismo: la cooperazione tra amministrazioni e operatori del settore per combattere il fenomeno

Il randagismo e l’abbandono degli animali domestici sono tra i maggiori problemi che negli ultimi anni assillano amministrazioni locali e associazioni animaliste. Nonostante la presenza di varie norme – europee, nazionali e regionali – che regolano la materia del benessere degli animali domestici, non solo vietando maltrattamenti ma anche riconoscendo loro il diritto alle cure, sono sempre più numerosi i casi di cronaca che dipingono umani azzannati dai cani e cani o gatti denutriti, abbandonati, feriti, maltrattati o addirittura crudelmente uccisi dagli uomini.

La Sicilia si attesta fanalino di coda anche nel contrasto e nella prevenzione del randagismo che è spesso la conseguenza naturale degli abbandoni. Nell’isola si contano circa 60.000 randagi e solo nel capoluogo ammontano a 5000. Qualcosa tuttavia si sta muovendo grazie all’avvio di progetti di matrice europea, tra cui merita menzione “Rete solidale” promosso dall’ENPA, miranti a creare una collaborazione virtuosa tra le varie istituzioni e professionalità presenti sul territorio, unite dalla urgenza di sensibilizzare la collettività tutta al rispetto verso gli animali.  

La difficoltà di affrontare il problema in modo risolutivo consiste nella segmentazione di competenze distribuite dalla legge tra amministrazioni diverse. E’ uno di quei settori dell’attività amministrativa in cui risulta fondamentale una cooperazione efficiente ed efficace tra i vari attori presenti sul territorio – Regione, amministrazioni locali, ASP, volontari, associazioni. Se da una parte il rischio del rimpallo reciproco di responsabilità si nasconde dietro l’angolo, dall’altra non bisogna cadere nel tranello di ricostruzioni forzatamente complottistiche.

L’immagine dei cani randagi presenti sul territorio siciliano paragonati ai migranti disperati che qui chiedono rifugio e protezione, seppur suggestiva, non fotografa gli sforzi che gli operatori del settore compiono ogni giorno, a dispetto delle poche risorse messe a disposizione. Perché si sa, i Comuni hanno difficoltà ormai a coprire perfino i servizi essenziali alle persone.

È vero al contrario che molti cani abbandonati, una volta recuperati dalla strada e provvisti delle prime cure, migrano spesso verso destinazioni lontane. E questa migrazione-adozione non segue sempre verifiche e controlli imposti dalla UE. L’accostamento tanto caro ad alcuni animalisti fa riferimento alla supposta rete sommersa di economia illegale che ci sarebbe dietro alle adozioni di animali domestici abbandonati, così come quella sottesa all’affare migranti emerso dall’inchiesta “mafia-capitale”.

La verità è che per combattere il randagismo sono necessarie varie azioni in sinergia tra loro: da una parte deve essere varata una seria attività di educazione sull’argomento “animali d’affezione”, riconosciuti ormai some “soggetti senzienti”, dall’altra è necessaria una massiccia azione di profilassi e sterilizzazione, in collaborazione con l’ASP e gli istituti zoofilattici e di identificazione e riconoscimento attraverso microchip e anagrafe canina, in collaborazione con la Regione. Oltre ai rifugi e alle necessarie cure veterinarie urgenti per animali feriti o malati.

Anche a Gela il problema si fa sentire con forza: manca un canile e i cani vengono ricoverati a Caltanissetta, sebbene l’amministrazione comunale non sia immobile né indifferente al problema. Sono stati messi sì a disposizione i locali per avviare l’attività di sterilizzazione, ma senza che si sia ancora provveduto alle autorizzazioni necessarie allo scopo. Il Comune ha inoltre approvato delle delibere che prevedono un contributo di euro 100 per ogni cucciolo tolto dal canile alle associazioni di animalisti o ai singoli volontari che si adoperano per trovargli una casa definitiva, dopo aver provveduto a microchipparlo e vaccinarlo. Ciò contribuirà ad un notevole risparmio di denaro pubblico, posto che ogni cane in ricovero costa al Comune di Gela 1200 euro l’anno e di cani ricoverati se ne contano circa 100. A tale scopo è finalizzata la scelta di erogare un contributo di euro 70 anche a chi sottrae un quattro zampe al rifugio, per prendersene cura solo temporaneamente.

Ad arginare il più possibile il fenomeno randagismo è stata altresì introdotta dall’amministrazione gelese la figura della “guardia zoofila” che si occuperà di perlustrare il territorio, al fine di poter identificare gli animali senza padrone, microchipparli, vaccinarli e provvedere al loro ricovero, o meglio alla loro adozione, con la collaborazione di tutti gli operatori coinvolti.

Con l’auspicio che questi provvedimenti possano contribuire a sollevare la condizione economica e psicologica di Jessica – la protagonista della bella storia commovente che ci ha raccontato qui su Accento la direttrice della testata Filippa Antinoro – così come di tutti coloro che hanno a cuore la sorte degli amici a quattro zampe.