Gela celebra il Santissimo Crocifisso e rievoca i miracoli tramandati nel tempo

Una festa silenziosa che si tramanda di generazione in generazione da più di quattrocento anni a Gela che oggi, lunedì 11 gennaio, ha celebrato il Santissimo Crocifisso.

Una ricorrenza che ripercorre una data importante nella storia della città: l’11 gennaio del 1693, quando un tremendo terremoto distrusse gran parte della Sicilia e Gela, allora Terranova, fu risparmiata insieme ad alcuni paesi limitrofi. Diversi anni prima, il 27 marzo del 1602 il simulacro di stile bizantino portato dai marinai terranovesi dalla Magna Grecia iniziò a trasudare sangue e acqua ininterrottamente per cinque giorni davanti a migliaia di fedeli accorsi nella chiesa del Carmine. Segni miracolosi che spinsero la cittadinanza a celebrare il Santissimo Crocifisso e Maria Santissima d’Alemanna, che vennero eletti patroni della città. Una ricorrenza che si carica di simboli, come quello del cotone, bagnato dal sangue di Cristo e voluto dai marinai che lo gettavano in mare per placare le tempeste, ma anche di speranze, in un momento così delicato per la comunità gelese che ha riempito la chiesa del Carmine per venerare il Crocifisso miracoloso e affidare a lui le proprie preghiere, fra la commozione di quanti hanno chiesto e ricevuto la benedizione del Vescovo Monsignor Rosario Gisana che ha presieduto il Solenne Pontificale alle 10:30, a seguire a mezzogiorno la messa con il canto del Te Deum. Nel pomeriggio alle 15:00 l’adorazione della Croce e poi le messe delle 17:00 e delle 18:30. Le celebrazioni si concluderanno con i fuochi pirotecnici.

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