Gela: che impatto ambientale avrà il nucleare pulito? Presentata interrogazione

L’on. Carolina Varchi ha presentato una interrogazione indirizzata al ministro dell’Ambiente, a quello dello Sviluppo Economico e a quello de Miur, riguardante il piano congiunto ENI e CNR, che prevede la costruzione presso un’area dell’ex stabilimento di Gela di un centro di ricerca in fase sperimentale sull’energia nucleare.

In un articolo pubblicato su Repubblica si parlava della realizzazione di un laboratorio nel quale condurre esperimenti relativi alla fusione nucleare.

Sulla questione é intervenuto il Comitato Gelensis Populis, che ha cercato di saperne di più su quali attività si dovessero effettivamente svolgere in questo laboratorio, l’impatto ambientale che simili sperimentazioni potessero creare e quali materiali di scarto e/o risulta dovessero essere stoccati nel nostro territorio.

Non riuscendo ad avere alcuna notizia utile e certa in tal senso, il Comitato ha interpellato le nostre rappresentanze parlamentari del territorio, incontrando nello specifico la deputata avv. on. Carolina Varchi.

Quest’ultima si è mostrata da subito sensibile all’argomento e ha predisposto e depositato un’interrogazione parlamentare, indirizzata al ministro.

“Saremmo in guardia su qualunque progetto venga calato dall’alto su Gela  senza tenere conto del parere dei gelesi, invitando anche il Sindaco e l’assessore competente, sin’ora in assoluto silenzio, a fare chiarezza e a vigilare a che il territorio non venga svenduto ulteriormente.” Ha detto il portavoce del Comitato Gelensins Populis, Liliana Bellardita.

Ecco l’interrogazione presentata dal deputato.

” Il Comune di Gela da decenni è sede del famoso stabilimento petrolchimico che ha già prodotto un consistente – e per certi versi devastante – impatto ambientale in quel territorio e, nonostante i molteplici impegni presi in tal senso anche dal Governo, le bonifiche tanto attese dalla popolazione non sono mai state effettuate –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza di tale progetto e del relativo investimento e se corrisponda al vero che lo stesso sia già in fase di avvio con il coinvolgimento della massimo organismo di ricerca in Italia, ossia il Cnr;
quali siano i comuni che dovrebbero ospitare i centri di ricerca;
se siano stati effettuati degli studi di impatto ambientale per valutare la ricaduta sull’ecosistema e sulle comunità cittadine coinvolte, prima di individuare i luoghi ove allocare i quattro centri di ricerca;
se ai territori coinvolti possa derivare qualche vantaggio – anche di natura economica – in ordine alla produzione delle cosiddette «energie pulite», tenendo conto della necessità di evitare che essi debbano limitarsi a subire la presenza dei centri di ricerca;
quali siano gli effettivi progetti di Eni e Cnr in ordine allo sviluppo di questi centri di ricerca e come intendano coinvolgere le istituzioni locali in rappresentanza dei territori che dovranno ospitare i predetti centri. “