Una Gela che chiude. Avremmo preferito scrivere di inaugurazioni

Avremmo preferito scrivere di inaugurazione del nuovo porto di Gela, di un parcheggio Arena perfettamente fruibile dai cittadini, che in massa si riversano nel centro storico per lo shopping tra i negozi che proliferano di mese in mese. Avremmo voluto scrivere di un parco archeologico meta di turisti ogni giorno, di autobus pieni di scolaresche parcheggiati al lungomare nella pausa pranzo, tra una escursione all’Acropoli e museo archeologico, e una alle Mure di Timoleonte.

Ci sarebbe piaciuto raccontare come tanti lavoratori gelesi abbiano trovato collocazione nell’industria Green avviata da Eni. E poi ancora di una pista ciclabile in tutta la zona a sud della città per una mobilità sostenibile. E dei tanti negozietti di artigianato e souvenir nei diversi punti della città. E ancora di un corso Vittorio Emanuele lontano dal traffico, tra bar all’aperto e negozi tipici.

Di un museo di arte contemporanea, visto i tanti talenti che la città “sfortunata” continua a piazzare in giro per l’Italia. E poi raccontare di una Monica Contrafatto che inaugura la pista di atletica, dove i nostri piccoli “eroi” potrebbero finalmente allenarsi come si deve. Insomma avremmo voluto comunicarvi una Gela diversa.

Invece no! Si parla solo di chiusure. Chiuso ancora il porto, in attesa di non sappiamo cosa. Caratterizzazione sabbia? Bandi che non vengono emessi? Finanziamenti compensazioni, sì o no? Progetti nuovi o progetti vecchi? E poi il parcheggio Arena. Soldi buttati al vento, rimasto in balia dei vandali. Perchè dappertutto i parcheggi funzionano perfettamente e qui no? Anche quello di Caposoprano non è sfruttato al massimo.

E poi che figuraccia con i turisti che arrivano in città e trovano le Mura chiuse per la presenza dei cani randagi!. Insomma quattro cani sono diventati i padroni di una intera area archeologica? Dimenticavamo il Pala Puglisi, vandalizzato prima della sua inaugurazione. Avevamo pure un kartodromo, un parco di Montelungo accanto alla città, che in altre realtà sarebbe diventato una delle attrazioni principali. Insomma qui si chiude, altrove si apre.

Si stanno chiudendo anche molte abitazioni, e i Vendesi, una volta rari, ne stanno colorando le facciate. Questo non è la Gela che avremmo voluto descrivere.