Gela, città priva di interesse. Alla rabbia i gelesi facciano prevalere il riscatto

Gela dipinta come il luogo peggiore della Sicilia, priva di interesse e paragonabile all’inferno. Sono state queste le descrizioni date negli anni e per ultimo, in ordine di tempo, dalla guida turistica della Feltrinelli sulla città greca dei gelesi. Martoriata nella sua cultura storica e offesa per il suo mare inquinato e per le spiagge sporche. È cresciuta in queste ore la rabbia dei cittadini, ma…come dare torto a chi tuona contro la città? A Gela non esistono strutture ricreative, da sempre le associazioni e il mondo del volontariato si battono per creare spazi da destinare ai ragazzi e permettere loro di crescere lontani dalla delinquenza. Da sempre chi si occupa di arte ha cercato di valorizzare l’immenso patrimonio archeologico e culturale, offrendo anche ai giovani la possibilità di emergere e far conoscere il proprio talento, messo a disposizione anche del bene e della bellezza della città. Una costa invidiata da molti, ma abbandonata all’indifferenza dei bagnanti che vanno, sporcano e salutano. Un mare limitato da cartelli che ne vietano la balneazione in più punti, un Museo spesso chiuso la domenica e uno scorcio di storia quale è quello delle Mura di Caposoprano abbandonato a sé stesso, frequentato spesso negli anni più da branchi di randagi che da turisti e sommerso, più che immerso, dal verde pubblico trascurato che cresce tutto intorno a dismisura. Un vero peccato per la città di quei gelesi che non vorrebbero andar via perché la amano davvero e, in tutta risposta, ne avrebbero da dire di cose belle su Gela. Ad oggi però, nostro malgrado, l’opinione è questa e ciò non significa doverla accettare e subire. Significa piuttosto riscattarla e risollevarla dalla polvere in cui è caduta. E per far ciò servono rispetto, coscienza civica, impegno e…politica.

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