Gela con Catania, ecco cosa rischia di perdere la città: Bennici, Bonura, Scerra e Siragusa spiegano le ragioni del loro “no”

L’adesione all’area metropolitana di Catania doveva essere supportata da una meditata valutazione sulle reali conseguenze che una delibera come queste, diversa da quella vigente all’epoca del referendum, avrebbe potuto avere sul territorio gelese. Così i consiglieri comunali Sandra Bennici, Sara Bonura, Salvatore Scerra e Guido Siragusa all’indomani dal sì della maggioranza in aula consiliare che ha decretato il distacco di Gela da Caltanissetta per aderire a Catania.

Secondo i quattro consiglieri la scelta di passare all’area etnea avrebbe tradito la volontà popolare espressa a luglio dell’anno scorso perché, si legge in una nota, “una comunità così importante come la nostra, che sino ad oggi costituisce polo di attrazione di tante comunità vicine più piccole, se accetta con grottesco trionfalismo di annettersi o farsi annettere da un’altra comunità, ben difficilmente potrà in futuro aspirare a essere essa stessa autonomo polo di attrazione, cioè città capofila di un nuovo consorzio di comuni. Un conto è mantenere una condizione che non si è mai scelta o voluta e che discende da scelte amministrative risalenti ai secoli scorsi e che lascia sempre aperta e libera la possibilità di aspirare ad altro, a costituire per esempio un altro autonomo consorzio con Gela capoluogo, ben altro conto è invece che oggi deliberatamente si scelga di annettersi o farsi annettere a un’altra e più grande comunità, quella catanese, da cui si ritiene, errando, di poter cogliere vantaggi e opportunità. Se oggi si ritiene vantaggiosa l’annessione, in ruolo peraltro marginale, alla città di Catania, con quale credibilità domani ci si potrà porre come una comunità che vuole correre da sola ed essere essa stessa capoluogo e farsi capofila di tanti altri Comuni?”. Diventa, dunque, un controsenso per i quattro consiglieri il trionfo di Gela ieri dentro e fuori dall’aula consiliare. “In tema di rappresentanza – continua il comunicato stampa – Gela contava quasi il 38% della popolazione nell’ambito del consorzio nisseno. Nell’attuale assetto territoriale, da vent’anni a questa parte, Gela ha potuto esprimere tre Presidenti della Provincia, cinque Consiglieri regionali, due Deputati nazionali e un Senatore, un assessore regionale, un Presidente della Regione. Nell’ambito della città metropolitana catanese, Gela rappresenta invece molto meno del 10% della popolazione e non ha al suo seguito i Comuni di Butera e Mazzarino, che hanno già dichiarato che non intendono aderire a Catania né, forse, Niscemi. Gela in questo risulta completamente isolata con i sessanta Comuni facenti parte Catania e con cui inoltre non ha mai intrattenuto alcuna relazione economica, politica, associativa e professionale, risultando completamente estranea e correndo il rischio di non riuscire a esprimere alcuna rappresentanza né nella giunta della città metroplitana né in occasione delle elezioni regionali o nazionali. L’adesione a Catania reca con sé la sostanziale e completa vanificazione dell’attuale rappresentanza gelese nell’ambito degli ordini professionali (medici, ingegneri, architetti,commercialisti, ragionieri), della Camera di commercio, di sindacati federali e di categoria e delle altre realtà associative storicamente presenti nell’attuale contesto dell’ex provincia regionale di Caltanissetta e le cui governance sono state per interi decenni espressione diretta e incontestata della preponderante presenza di rappresentanti gelesi. Gela si troverebbe improvvisamente a dover interagire, per la prima volta nella sua storia, in un ampio nuovo contesto di territorialità dove non conterebbe nulla. Gela nella provincia di Caltanissetta è la città più popolosa, costituisce l’unico sbocco portuale del territorio provinciale, è indiscutibilmente il sito industriale per eccellenza, è sede di Tribunale, che ha un ruolo essenziale per la sopravvivenza del distretto di Corte di Appello, con l’effetto che tutte le comunità della provincia hanno interesse a difenderne l’esistenza, è sede dell’unica, grande pianura con tutto quel che ne consegue in vista di finanziamenti e provvidenze varie. Con l’adesione alla città metropolitana di Catania, Gela si troverebbe oggettivamente a rivaleggiare con essa nel settore portuale, in quello dell’agricoltura (Catania è sede della più grande pianura della Regione) e sul piano industriale. È molto a rischio anche la sopravvivenza del nostro Tribunale. Da anni la politica nazionale cerca di accorpare quanti più uffici giudiziari, per fini di risparmio di spesa, mantenendo solo quelli dei capoluoghi di provincia o consorzi, con rare eccezioni. È naturale attendersi che, proprio nel caso in cui Gela dovesse entrare nell’area metropolitana di Catania, la soppressione del Tribunale potrebbe essere inevitabile. Il Tribunale di Gela, nell’ambito del Distretto di Catania, non avrebbe alcuna possibilità di sopravvivenza perché, nell’ottica della eliminazione dei piccoli uffici, non avrebbe più senso mantenere due Tribunali, Gela e Caltagirone, distanti meno di 30 km in linea d’aria e appartenenti allo stesso Distretto giudiziario. Ne rimarrebbe in funzione solo uno e sarebbe senz’altro quello di Caltagirone, perché funzionale a un circondario più popoloso. Gli enti pubblici e privati sanitari del catanese, nel loro complesso, rappresentano gruppi di pressione estremamente forti e numerosi per potere intercettare ogni opportunità di crescita e miglioramento a discapito delle altre realtà vicine e ciò anche perché partono già da un livello di competenze ben superiori. Proprio Caltagirone, che tutti ricordano essere molto vicina a Gela, ha un ospedale ben più grande, ben più attrezzato, ben più funzionale e con una migliore tradizione del nostro nosocomio: in un’ottica di continuo risparmio di spesa pubblica, appare difficile poter pensare che saranno mantenuti due ospedali di media grandezza a distanza di trenta chilometri per un bacino di utenza di soli centomila abitanti, dovendosi di contro paventare il concreto rischio che, anche in questo caso, sarebbe privilegiato l’ospedale calatino. Queste – si legge a conclusione della nota firmata da Bennici, Bonura, Scerra e Siragusa- sono state le ragioni che hanno indotto i sottoscritti a votare no alla delibera di adesione all’area metropolitana di Catania. A scelta avvenuta, non possiamo che augurarci per la citta intera che quella perseguita dalla maggioranza del Consiglio comunale risulti la scelta migliore”.