Gela: da 7 mesi niente screening mammografico. Interviene Nursind

Screening mammografico sospeso da inizio anno all’ospedale di Gela e tempi di attesa lunghi per visite ed esami.

Lo comunica il sindacato Nursind che auspica un intervento dell’azienda, evidenziando che il problema non sia da attribuire a carenze strutturali o strumentali poiché nel “presidio ospedaliero Vittorio Emanuele si dispone di un mammografico digitale di ultima generazione efficiente, e di locali e spazi adeguati, per accogliere le donne affette da questa patologia”.

A Gela lo screening mammografico, insieme di visite ed esami per la prevenzione contro il carcinoma della mammella, è stato sospeso da inizio anno e non si conosce bene il motivo. Il Nursind spiega che “le donne da sottoporre a tale misura preventiva, in tutto il territorio, superano le 15-18 mila unità, mentre nel capoluogo della provincia viene regolarmente erogato”.

Il Nursind sostiene che “la problematica è sicuramente di natura organizzativa e di dotazione organica, in quanto vi è una carenza di personale dedicato e specializzato per completare il concetto di multidisciplinarietà che è necessaria per l’adeguato funzionamento di una unità di Senologia. In organico – ricorda il sindacato degli infermieri – è presente una sola infermiera che non potendo disporre anch’essa di personale di supporto (Ass, Oss e Ota) nemmeno nei giorni in cui sono previsti gli interventi chirurgici, si vede costretta ad adattarsi alla politica del tutto fare, per il bene e l’interesse esclusivo delle pazienti”.

Il Nursind evidenzia altre criticità della Breast Unit, cioè la struttura che si occupa di tutte le visite ed esami di senologia: “Ad oggi la struttura dispone in organico di un chirurgo tuttofare, che non avendo a disposizione collaboratori medici, si vede costretto a seguire personalmente tutte le fasi che vanno dall’accoglienza all’esecuzione dell’intervento chirurgico e, come se non bastasse, lo stesso medico deve effettuare turni di guardia e di pronta disponibilità presso il reparto di Chirurgia generale del presidio di Gela. Facciamo presente che malgrado le grosse carenze sopra rappresentate, la Breast Unit di Gela effettua circa 120 interventi di tumore alla mammella, dato che, certamente conferma l’alta professionalità acquisita dal medico chirurgo, che sin dall’anno 2002 utilizza tecniche che vengono utilizzate anche in centri di riferimento nazionale. Ma i tempi di attesa sono lunghi, i pazienti si trovano ad affrontare una lista di attesa di circa un anno per la visita senologica e di 5-6 mesi per effettuare una mammografia o una semplice ecografia”.

Il sindacato, in una nota a firma del segretario territoriale Giuseppe Provinzano, del segretario aziendale Domenico Corfù e dai componenti della segreteria aziendale Orazio Maganuco e Filippo Quarto D’Angeli, lancia quindi l’allarme. Secondo l’Istat, ricordano i sindacalisti, il carcinoma della mammella è la prima causa di decesso per neoplasia, oltre ad essere la lesione tumorale più diagnosticata e diffusa nelle donne. Secondo studi scientifici, un carcinoma per raggiungere dimensioni di 1 cm di diametro, impiega un lasso di tempo che può variare dai 5 ai 10 anni e considerando poi che un tumore trattato precocemente e cioè con dimensioni inferiori a quelle precedentemente menzionate evolve in guarigione in 9 casi su 10.

“A tal proposito – dicono – ci chiediamo come è stato possibile sospendere da gennaio 2018 a tutt’oggi lo screening mammografico nel territorio gelese, con un popolazione femminile residente di circa 38.000 abitanti, a cui si aggiungono le donne dei paesi del comprensorio di Niscemi, Butera, Mazzarino, Licata, Riesi.

Lo screening mammografico risulta essere una tecnica di prevenzione efficace che secondo gli ultimi studi aggiornati, riesce a sottrarre da morte certa una donna su 1.330 casi studiati nella fascia di età compresa tra i 50 ed i 59 anni ed addirittura una donna su 370 casi esaminati per la fascia di età compresa tra i 60 ed i 69 anni. Alla luce di quando premesso, sembra impossibile, poter comprendere, accettare o giustificare la politica da parte del management aziendale, insensibile ad una tale e cosi vasta problematica. Qui si tratta di sostenere quelle donne sfortunate che colpite da questa triste patologia, vogliono avere i mezzi e la possibilità per combatterla e soprattutto la stessa possibilità che oggi viene garantita alle donne della nostra e di altre provincie.

Non si comprendono le scelte nel fornire una sperequazione di trattamento diagnostico terapeutico alle donne della stessa provincia, con tutto quello che ne consegue, alimentando di fatto quella mobilità passiva che tanto nuoce all’economia di una Azienda sanitaria come quella di Caltanissetta e, soprattutto alle economie familiari”.

Quindi il Nursind ricorda che “oggi in Sicilia sono state attivate solamente sei Unità di Breast Unit, a fronte di una regione come l’Emilia Romagna con una popolazione inferiore, che ne ha attivate ben sedici. Appare ovvio l’interessamento di chi amministra questi territori, che riesce prontamente, nell’interesse della collettività che rappresenta, ad attuare gli indirizzi indicati dal ministero.