Gela: città nissena con più reperti, ma 18 sindaci dicono no al polo museale gelese. Interviene il Csag

I 18 sindaci appartenenti ai comuni di Acquaviva, Caltanissetta, Campofranco, Delia, Marianopoli, Mazzarino, Milena, Montedoro, Mussomeli, Niscemi, Resuttano, Riesi, San Cataldo, Santa Caterina Villarmosa, Sutera, Sommatino, Vallelunga e Villalba facendo seguito alla deliberazione di Giunta Regionale n. 77 del 22 marzo 2016, contestano  rimodulazione degli assetti organizzativi dei Dipartimenti regionali, in modo particolare la struttura del Servizio Polo Regionale di Gela e Caltanissetta e per i siti culturali, Parco archeologico di Gela e Museo archeologico. Ciò che non va giù ai sindaci nisseni è  un’esclusiva dipendenza amministrativa di tutti i beni museali ed archeologici ricadenti nei comuni dell’ex provincia di Caltanissetta al polo di Gela. “Questa scelta – affermano i sindaci -si ritiene insensata e inaccettabile per diversi ordini di motivi. Primo fra tutti la distanza tra la città di Gela e i comuni dell’entroterra, resa ancora più difficile da una rete viaria inadeguata ed obsoleta, a tratti quasi a livello di trazzera. Ciò determinerebbe inevitabilmente una progressiva caduta d’interesse da parte del Polo museale gelese nell’attività gestionale dei vari siti (salvaguardia e controllo), con conseguente ulteriore impoverimento dell’area interna del nisseno che, in controtendenza al difficile momento finanziario e sociale che stanno vivendo le diverse comunità, si sta prodigando in modo ammirevole a credere nel turismo, quale volano per una ripresa economica e valoriale del territorio. A tal riguardo sono indiscutibili le tante iniziative intraprese in diversi attrattori di valenza storica e/o archeologica. Peraltro – continuano i sindaci –  la città di Gela ha già fatto una scelta di campo nel riordino delle province. Uno stridente controsenso alla scelta della stessa città a Polo museale del nisseno. Infatti, con l’assetto organizzativo in discussione, si configurerebbe addirittura una strategica e “strana” penetrazione del territorio catanese nelle aree interne del centro Sicilia, mortificando di fatto la città di Caltanissetta e il suo hinterland.” Sulla questione è anche intervenuto il Csag (comitato per lo sviluppo dell’area gelese), che parte dalla precisazione che il polo dagli uffici della regione sia  così definito: “ Servizio Polo Regionale di Gela e Caltanissetta e per i siti culturali. Parco archeologico di Gela e Museo archeologico”. Quindi un polo che ha nulla di nisseno. Tra l’altro, specifica il Csag, i parchi archeologici siciliani  importanti, hanno tutti la loro autonomia, come  Segesta, Selinunte o Piazza Armerina che ha la nostra stessa condizione in termini di rimodulazione dei beni culturali. Inoltre propio a Gela i greci, “hanno lasciato testimonianze che sono 18 volte maggiori rispetto alle altre città nissenem come monete (Gela coniava anche monete), arule, navi, acropoli, bagni greci, mura di cinta, ecc. Il fatto che qui vissero Eschilo, Euclide, Archestrato, Gelone, Ippocrate, Ierone, e che ne hanno parlato, di Gela, Cicerone, Plinio, Tucidide, è il segno dell’importanza che rivestiva in quel periodo”. Ha detto il Csag, sottolineando come ognuno debba valorizzare le proprie risorse, e ricerchi i servizi giusti in base alla popolazione e alla specificità del territorio. “Perche discutere dei poli museali e non dell’asp o ato idirco o ambiente? O Inps, Agenzie delle Entrate, o Riscossione Sicilia? “Ormai non è piI 18 sindaci appartenenti ai comuni di Acquaviva, Caltanissetta, Campofranco, ù il caso perchè Gela, unitamente a Niscemi e Piazza Armerina deve guardare al futuro, a nuove e vere collaborazioni con i centri del catanese”, ha affermato il Csag.