Gela incontra il papà di Nicholas Green, il bambino statunitense che salvò la vita a 7 persone

“Gela incontra Reginald Green, il papà del piccolo Nicholas.  Donazione di organi, atto d’amore e fatto culturale”. Questo è il titolo del convegno che  si terrà, lunedì 1 febbraio, presso  l’auditorium del Liceo Classico di Gela . L’evento inizierà alle 16: 00, ed è stato organizzato  dal Reparto di Rianimazione dell’Ospedale V. E. di Gela, diretto dalla Dott.ssa Leuzzi, in collaborazione con il Dott. Lucio Antona referente ASP CL e Coordinatore donazione organi per il Centro Regionale Trapianti Sicilia,  e dall’Associazione Italiana Maestri Cattolici. Lo scopo è la sensibilizzazione alla cultura della dono e nello specifico alla donazione degli organi. Durante l’incontro sono previsti gli  interventi del Dirigente scolastico Gioacchino Pellitteri, del Dott. Lucio Antona, del Prof,. Salvatore Benfante Picogna associazione Maestri Cattolici italiani,  e di Giacomo Giurato neo referente interprovinciale di AIDO, Associazione Italiana Donatori di Organi e Tessuti nonchè presidente di ADMO Associazione Donatori di Midollo Osseo e promotore della nascita del Polo di Reclutamento Donatori di Midollo Osseo a Gela. Probabili gli interventi anche del dott. Luciano Fiorella, direttore sanitario del PO V.E. di Gela, del  Direttore generale dell’ASP 2 di Caltanissetta, Carmelo Iacono,  e del  Sindaco di Gela Domenico Messinese. Ospite è Mr.Reginald Green il papà di Nicholas il piccolo, 7 anni,  che perse la vita durante una vacanza in Calabria . Era il 1994 a seguito di quella tragedia , grazie al gesto dei genitori che diedero il consenso alla donazione degli organi, ben 7 persone ritrovarono la vita .
“Ogni giorno penso a Nicholas cento volte e ancora con le lacrime agli occhi. Ma da 21 anni le mie lacrime non sono soltanto di dolore, ma anche di gioia per quei sette italiani a cui il mio Nicholas ha donato i suoi organi» ha dichiarato Mr. Reginald Green.
Quella tragica morte sulla Salerno-Reggio Calabria, quando l’automobile dei Green diretti in Sicilia nel terzo viaggio in Italia del piccolo Nicholas (7 anni appena compiuti) venne scambiata per quella di un gioielliere e affiancata dall’auto di rapinatori che cominciarono a sparare all’impazzata, torna come un fantasma nelle parole del signor Reginald, che testimonia ancora una volta il valore assoluto di un atto estremo. 
«Quando gli chiedevo che cosa avrebbe voluto diventare da grande – ricorda mr. Green –, Nicholas mi rispondeva che voleva fare tutti i mestieri del mondo. Perché era innamorato della vita e l’Italia gli dava felicità». Sono sette le persone italiane che hanno continuato a vivere grazie agli organi di quell’angelo venuto dagli Stati Uniti. 
E in fondo Nicholas tutti i mestieri del mondo, come desiderava, li sta svolgendo attraverso quelle vite che ha salvato. 
Le parole di Reginald, che con la moglie Margareth ha dato vita a una fondazione (www.nicholasgreen.org), si alternano alle immagini di un toccante documentario in cui la gioia di un’intera famiglia si spezza all’improvviso. «Due giorni dopo quegli spari mortali – dice il signor Green –, i medici del Policlinico di Messina ci dissero che non c’era più niente da fare. Ed è stato in quel momento che abbiamo capito quanto diventava importante che la scelta che stavamo per compiere fosse stata presa prima, insieme a mia moglie, in un normale momento di serenità familiare. Fu Maggie, in quel momento di disperazione, a ricordarmi di quella promessa. Perché lì, davanti a un figlio perso per sempre, certe decisioni è difficile prenderle se non le hai già maturate prima. Quel giorno, vedendolo per l’ultima volta sul lettino dell’ospedale, avrei voluto donare anche le sue lentiggini». 
Nicholas – conclude il signor Green – cambiò la cultura della donazione. Per noi genitori è stata la più buona azione nata nel momento più difficile della nostra vita». 
L’effetto Nicholas rappresentò allora una vera e propria svolta culturale in un’Italia ancora poco sensibile al tema della donazione di organi.

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