Gela: la città dei primati. Il primato delle primarie nulle.

Gela conosce vari primati.
Come colonia greca è stata nell’antichità culla prestigiosa di cultura e bellezza per poi precipitare più di recente negli abissi oscuri determinati dal sogno disatteso della rivoluzione industriale.
Negli anni ’90 ha incarnato il luogo privilegiato di cruente faide mafiose. E da quel  periodo  Crocetta in nome dell’antimafia ha fatto, strafatto e disfatto ogni cosa. Come accaparrarsi la poltrona più prestigiosa dell’isola: quella di Presidente della Regione.
Adesso Gela ha anche il primato dei brogli elettorali. In occasione delle primarie per eleggere il segretario del partito, tra Renzi, Orlando ed Emiliano, la città ha fatto ridere l’Italia intera con buona pace di tutti i politici impegnati in prima linea a sostegno dell’ uno o dell’ altro candidato. Il voto di Gela è stato annullato dalla Commissione di garanzia nazionale a seguito di un esposto in Procura presentato da esponenti della mozione Renzi ed Emiliano che hanno denunciato un seggio occulto approntato presso la prima sezione del partito facente capo a Donegani, forse ad  opera del segretario cittadino Di Cristina e di altri militanti del pd che, sebbene ufficialmente dalla parte di Renzi, avrebbero, in realtà, secondo rumors, parteggiato in blocco per Orlando. E ciò per la rivalità atavica tra l’ex onorevole Speziale e l’ex ministro Cardinale, che è riuscito a posizionare la figlia Daniela capolista della mozione Renzi nel collegio Caltanissetta-Enna. Speziale, così come riferisce il segretario del pd cittadino Peppe Di Cristina, aveva invece proposto  – in accordo con la segreteria provinciale del partito-  Stefano Scepi, il segretario dei giovani democratici di Gela.
Questo il vero pomo della discordia perché – si sa – la vittoria dell’uno o dell’altro tra i candidati alla segreteria interessava ben poco i vivaci supporters locali. Come è ovvio per chi è avvezzo alle dinamiche politiche, ciò che premeva ai big autoctoni era misurarsi a vicenda con la conta dei voti. In politica, infatti, pesano i numeri e attraverso essi si acquisiscono posizioni di forza e potere internamente al partito che si riverberano inevitabilmente all’esterno – sul piano regionale e nazionale – attraverso la credibilità acquisita sul campo di “battaglia”. Ed è proprio una battaglia all’ultimo sangue quella che si è combattuta a Gela domenica scorsa e che ha determinato una parte dei militanti – quelli a sostegno di Renzi facenti capo a Cardinale – ad abbandonare il gazebo già in tarda mattinata, a seguito della scoperta di un seggio predisposto in camera caritatis.
“Quel seggio, anche se in teoria possibile secondo regolamento per i soli tesserati, è stato predisposto illegittimamente perché doveva essere previamente autorizzato dalla Commissione Provinciale del Congresso, che avrebbe dovuto provvedere anche a comunicarne la presenza a tutti i referenti delle mozioni. E invece nessuno ci ha previamente avvisati. Il tentativo di broglio si è quindi perfezionato indipendentemente dal fatto che quei voti non siano stati conteggiati. Peraltro è la stessa Commissione di garanzia nazionale ad aver dichiarato nullo il voto di Gela a seguito della nostra denuncia”, dichiara Giuseppe Licata, Presidente provinciale Sicilia Futura.
“Ammesso e non concesso che quel seggio fosse illegittimo, alla luce del fatto che i voti ivi espressi non sono stati conteggiati, sembra che la polemica sia solo pretestuosa. La verità, infatti, è che i renziani avevano avuto il sentore di una sonora sconfitta e hanno quindi sollevato il polverone”, così replica Peppe di Cristina, segretario cittadino del pd. “Il dato importante, da sottolineare, aggiunge,  è che  rispetto a un mese fa quando hanno espresso il voto solo i tesserati durante le cosiddette convenzioni, Renzi ha perso nella provincia di Caltanissetta la metà del consenso, passando dal 70% circa delle preferenze al 38%.  Se aggiungessimo il voto di Gela, come sarebbe giusto, il consenso di Renzi scenderebbe al 30% e quello di Orlando passerebbe dal 40% al 55%”. Un dato che denota, a parere del segretario, l’avversione ormai generalizzata su tutto il territorio provinciale verso Cardinale e il suo modo vetusto di fare politica, rinchiuso nel suo cantuccio.
E’ un fatto incontrovertibile che a quella data i delegati candidati all’Assemblea nazionale previsti nelle liste bloccate in favore delle varie mozioni non erano stati ancora definiti. In seguito, per la mozione Renzi fu scelta capolista la figlia dell’ex ministro a cui è stato sacrificato il giovane proposto dal partito di Gela. E da quel momento il panorama tutto si è annebbiato e ha assunto contorni alquanto ambigui.
Sta di fatto che rivedere alleati in città Speziale e Donegani che si sono accusati vicendevolmente delle nefandezze più inenarrabili, disorienta non poco il popolo di sinistra che piuttosto che assistere sgomento a forme di democrazia sbiadita, si rivolgerà, verosimilmente, in occasione delle regionali, all’alternativa populista. Che il voto espresso in un gazebo sia più democratico di quello manifestato attraverso il web è ormai, infatti, tutto da dimostrare.