Gela: mentre i politici si accusano a vicenda, c’è una città che non dà speranze. E in tanti fuggono

Mentre continua lo scontro tra consiglieri cinque stelle, ex assessori, assessori e sindaco,`c’é una città che sta vivendo una crisi senza precedente. Con la chiusura dello stabilimento, che sarebbe dovuto essere convertito in Green Refinery, i posti di lavoro si sono ridotti in maniera vertiginosa, i dipendenti Eni sono passati da 1500 a 450, l’indotto è quasi sparito. Il solo settore industriale fino a un paio di anni fa assorbiva più di 3000 lavoratori, contro i 2000 dei servizi. Oggi la disoccupazione tocca livelli spaventosi. Una città o meglio una classe politica  che nei sessantanni di industria chimica non ha saputo costruire nessuna forma di economia alternativa, e ancora oggi ci si aspetta che si la stessa Eni a risollevare le sorti di questa città. Eni  come unico possibile datore di lavoro. E intanto i giovani continuano a fuggire e di questo nessuno ne parla. Nei social network le discussioni sono concentrate sulla dimostrazione di cosa si è fatto,  e cosa non si è fatto nei sei mesi di giunta grillina, se il sindaco deve dimettersi o deve continuare a governare. Gli stessi consiglieri si sono divisi tra chi esorta il sindaco a ritirarsi e chi lo sostiene. Tra chi asserisce che devono passare 24 mesi per cacciare il primo cittadino da Gela, e chi invece dice che bastano la dimissione di 16 consiglieri per commissariare la città.  E c’è pure chi sta pensando di cominciare a raccogliere le firme per espellere il sindaco dalla città. Ma intanto Gela continua a vivere il suo dramma, che non riguarda solo il lavoro ma tutto il sistema di servizi. Tutto è fermo. Una città fantasma, dove in giro non vedi altro che anziani. Sì, perchè i giovani non vivono più qui, anche perchè qui non c’è futuro per nessuno. Sono circa 1000 le persone che hanno fatto domanda di trasferimento per altre città. Questi sono i dati ufficiali, ma la realtà è ben più grave, perchè sono tanti i giovani che vivono fuori sebbene non abbiano presentato domanda di trasferimento di residenza.  Gli unici che arrivano sono gli stranieri. Ne sono arrivati circa 700 di stranieri a Gela, che si sono ricongiunti alla famiglia o per cercare lavoro come badante o bracciante agricolo. Al 31 dicembre del 2014 gli stranieri presenti in città erano 1031, a questi si devono aggiungere i 733 che sono arrivati nel 2015. Interi quarteri sono ormai abitati da romeni, come quello di San Giacomo e il Borgo diventati crocevia di immigrati. Dall’altra parte ntere famiglie gelesi si sono trasferite. È bastato che uno dei due coniugi avesse trovaro lavoro in un’altra città per trascinarsi il resto della famiglia. Ma se le famiglie preferiscono le città del nord Italia, i giovani sono diretti verso le città europee, prime tra tutte le città della Gran Bretagna,  dove vanno con la scusa di apprendere l’inglese, e da dove  in pochi fanno ritorno. La scelta di andare via da Gela non ricade solo in chi qui non ha un lavoro, ma anche da parte di chi il lavoro lo ha, ma ha la possibilità di scelta di sede. Anche in questo caso in tanti hanno pensato di lasciare una città che sta diventando sempre più desolante. Una città che non tutela i propri figli e che non dà speranze.