Gela nel Limbo, ma la Giunta fissa le elezioni dei Liberi Consorzi l’11 settembre. Interviene il Csag

Elezioni degli organismi dei Liberi Consorzi nel prossimo 11 settembre, dimendicando che l’iter della LR 15/15 sia incompleto. Un ritardo di quasi tre anni, dato che il termine ultimo per la creazione dei Liberi consorzi era stata fissato per il 31 dicembre 2013. Questo quanto comunicato dal Csag (comitato per lo sviluppo dell’area gelese). “Non possiamo fare a meno di segnalare che prima di indire eventuali elezioni, bisognerebbe avere determinato con certezza la suddivisione dei territori mentre in Sicilia, invero, il processo di delimitazione perimetrale degli enti intermedi non è ancora legislativamente completo.” Ha affermato il Csag

Finora ci sono quattro comunità che, seguendo scrupolosamente i dettami di legge promulgati dal Parlamento regionale (L.r. 7/13; L.r. 8/14; L.r. 15/15), continuano ad attendere quelle «leggi provvedimento» richiamate dall’art. 44 della Lr. 15/15 (quattro DDL giacenti all’Ars) che li ponga definitivamente nei territori scelti. Si tratta delle comunità di Gela, Piazza Armerina, Niscemi e Licodia Eubea.

«Comunità che si sono autoescluse dai processi dei Liberi Consorzi di appartenenza (in realtà consorzi obbligatori e non liberi) e che, tenute in un limbo, non possono partecipare alle programmazione del nuovo ente scelto, in quanto l’Ars ha finora sul punto in questione, semplicemente deciso … di non decidere, omettendo di calendarizzare in aula i 4 ddl contenenti le variazioni territoriali rispettivamente intervenute». Sottolinea il Csag.

«Potremmo pensare – afferma il Csag – che nel momento in cui hanno deciso la data delle elezioni, sia la “piazzese” Lantieri che avanza la proposta, sia il “gelese” Crocetta che ne prende atto, abbiano “dimenticato” che proprio Piazza Armerina e Gela, unitamente a Niscemi e Licodia Eubea, debbono ancora essere collocate con ratifica normativa all’interno dell’ente intermedio scelto. Eppure, tanto l’Assessore alle Autonomie Locali quanto il Presidente della Regione sopra citati, sono stati preliminarmente diffidati dai comuni e dai comitati promotori a non indire le elezioni dell’ente intermedio, perché – ad avviso dei diffidanti – tali elezioni sarebbero nulle senza prima aver risolto e completato l’iter disposto dalla L.r. 15/15.»

«Ci rendiamo conto- continua il Csag – dopo anni di partecipazione attiva nel processo di riforma dell’ente intermedio siciliano, di vivere in una Regione tutt’altro che attenta alle richieste del popolo; ma mai avremmo voluto constatare quanto si possa essere così poco inclini, in Sicilia, alle scelte democratiche: specie se provenienti dal basso. Siamo lontani, anzi lontanissimi, dall’Europa e da tutte le nazioni evolute, laddove insiste e trova piena cittadinanza, con tutta evidenza, un concetto diverso di democrazia. La Gran Bretagna, ad esempio, ha stabilito con un referendum popolare di uscire dall’Unione Europea e tutti ne hanno preso atto, mentre noi in Sicilia abbiamo comunità che hanno scelto su indicazioni di leggi regionali per poi ritrovarsi, nonostante due delibere consiliari per comune e referendum popolari confermativi, ad attendere una presa d’atto legislativa come se fosse un “miracolo” concesso da quel Parlamento che, lo ricordiamo a noi stessi ancorché a tutti, dovrebbe legiferare per conto ed in nome del popolo siciliano, comprese quelle quattro comunità che aspettano da troppo tempo di potersi organizzare per rendere i loro territori più produttivi.»

«Oramai abbiamo capito – conclude il Csag- che si giungerà allo scontro, con la Regione da una parte e i comuni al fianco dei cittadini dall’altra. Nel qual caso, comunque finirà, sarà un’altra pagina triste e buia per la storia siciliana, oltre che per la stessa democrazia.»

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