Gela: nessun dubbio, la pietra forata veniva usata come calendario

Il lastrone di roccia scoperto nel mese di dicembre scorso in c.da Ponte Olivo non é un fenomeno naturale, ma una chiara ed evidente azione antropica.

Questo quanto affermato dagli esperti presenti oggi al convegno “L’antico calendario solare nella Sicilia Antica. Il sito di Gela”, che si è tenuto al teatro Eschilo di Gela e che ha visto la presenza del massimo esponente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e Planetologia Spaziale Vito Francesco Polcaro.
Il prof. Polcaro da un po’ di anni si occupa dello studio di altre due pietre calendario, quella del Belice e quella della Valle dello Jato.


“C’é la probabilità di 1 su 946.763.866 che si verifichino le tre condizioni presenti contemporaneamente nelle tre pietre forate: Orientamento, prove archeologiche e collegamento con il mondo culturale che le hanno realizzate. ” Ha detto il prof. Polcaro.
Già Azimut e altezza su una pietra da dove si scorge il sole nel solstizio di inverno, si verificano con una probabilità di 1 su 990, se aggiungiamo lo scalino, che dà valore culturale alla pietra si arriva a 1 su 21.780, il tutto viene moltiplicato per tre.
La pietra é stata scoperta nel mese di dicembre dall’archeologo gelese Giuseppe La Spina, durante una delle passeggiate tra i bunker della seconda guerra mondiale, con gli amici Vincenzo Madonia e Michele Curto, proprio a otto chilometri da Gela, e a poche decine di metri dalla necropoli storica di Grotticelle. Un megalite forato, che era già da subito stato annunciato come probabile pietra calendario e per cui sono stati contattati la Soprintendenza, e scienziati e studiosi.
“Un viaggio iniziato con un po’ per fortuna, proprio quando avevo frequentato un corso sulle pietre calendario dei solstizi”. Ha detto La Spina.
Accanto alla pietra tombe e ceramiche, dimostrazione del luogo antropizzato.
“Una scoperta importante che deve avere la nostra massima attenzione, il tempo é fondamentale e lo era anche nella preistoria, capire quando andare a zappare il terreno o seminare o raccogliere . Il primo swatch della preistoria” . Ha detto il sindaco Domenico Messinese, presente all’incontro di oggi.

Tra i relatori di oggi anche Alberto Scuderi, vice presidente Nazionale Gruppi Archeologici, e Giuseppe Collura, presidente dell’Ordine dei Geologi di Sicilia.
“Abbiamo già avviato lo studio dei due megalite forati e già accettati come antichi calendari, spero che questo presto sia il terzo. Abbiamo già effettuato lo studio sulla comparazione dei tre megaliti. Tutte e tre fanno parte dei ritrovamenti di pietra arenaria. Tutti e tre hanno forme triangolari e giro centrale. Tutte e tre hanno un taglio a V p, che è un mirino al momento del solstizio. Stesso orientamento, taglio a 90 gradi a nord est, e poi quello a 75 gradi. Gradino nella parte a strapiombo, per poter accedere nel foro, presente in tutte e tre. Nella pietra di Gela c’è una vaschetta in asse con il foro, presente in altri e dalle misure di 1 metro per 40 per 30 centimetri di profondità. Qui ancora non sappiamo la dimensione della profondità, in quanto lo scavo deve essere effettuato dalla soprintendenza, ma le altre due misure coincidono. Inoltre il sito , per la presenza di tombe, é antropizzato, e le tombe e i riti culturali sono uguali a quelli del Belice e  Jato”.
Ha detto il vice presidente Scuderi, che collabora con il prof. Polcaro nei sopralluoghi delle pietre.
L’età in cui é posizionale la pietra di Gela é tra la fine del Neolitico e l’inizio dell’età del Bronzo.

“Come la valle del Belice e Jato. Tutte e tre le pietre forate sono nate nello stesso periodo e funzione. Una può essere discutibile pdue no. E adesso ce ne é una terza. ” Ha aggiunto il prof. Scuderi.

” Il ritrovamento di coppe e tombe hanno manifestato un sito antropizzato” , ha sottolineato La Spina.

” Abbiamo effettuato una serie di sopralluoghi sulla zona in cui è stata trovata la pietra forata a Gela, che hanno consentito di dare risposta. La roccia é un affioramento fuori contesto, roccia arenaria circondata da rocce molto più antiche. La pietra forata ha 1, 8 milioni di anni, tutto il resto 7 milioni di anni e alcuni 11 milioni di anni. La pietra arenaria è composta da sabbia e clasti tenuti insieme da carbonati di calcio frutto dalla decomposizione delle conchiglie. Le erosioni presenti seguono regole ben precise, si alternano strati più duri a porzioni più tenere, in poche parole le erosioni riguardano solo alcune zone “erosione differenziale”‘, il foro va al di là di queste regole. Altro elemento é il monolite, roccia rettangolare incisa in tre parti uguali, regola non naturale, ma dovuta ad azioni dell’uomo. Per me in maniera inequivocabile dovuto ad azione antropica. ” Ha detto il geologo Collura.

Ha concluso il convegno di oggi il direttore del museo archeologico di Gela, Ennio Turco: “questo é un punto di partenza perché dobbiamo trovare il valore aggiunto. Un tassello che nella storia di Gela ha molto rivelanza, a dimostrazione del fatto che la città é stata abitata fin dalla preistoria”.

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