Gela: operazione Cavallo di Ritorno, i nomi dei 9 arrestati

   Un incremento di furti di motocicli e ciclomotori dalla fine del 2016 a metà 2017, nella città di Gela. Protagonista una banda di pregiudicati gelesi, che è stata sgominata stamani, nelle prime luci dell’alba dal Commissariato di Gela, che ha dato esecuzione a 9 provvedimenti restrittivi (custodia cautelare in carcere, arresti domiciliari) emessi dal Gip  del Tribunale di Gela Lirio Conti su richiesta del  Procuratore Fernando Asaro. Questi i nomi degli arrestati nell’ambito dell’operazione definita Cavallo di Ritorno,  tutti giovanissimi:

Alfieri  Gaetano inteso “tano” di 21 anni, D’Amico  Nicola di 24 anni, Trubia Pasquale, di 21 anni. Agli arresti domiciliari: Ferrigno Emanuele di 19 anni; Di maggio Giovanni inteso “Jonny” di 19 anni, Ala Salvatore di 22 anni, Damaggio  Mirko Gaetano, di 24 anni, infine Iapichello Ivan, di 22 anni.

Sono in corso attivissime indagini per localizzare uno dei 9 soggetti colpiti dall’ordinanza cautelare,  atteso che lostesso si è reso irreperibile.

In particolare l’aumento dei furti  toltre a generare un prevedibile allarme sociale, ha reso necessaria una rapida azione di contrasto per evitare che, in un periodo di crisi economica e di carenza occupazionale, quella dei reati cosiddetti predatori diventasse per molti una “valida alternativa” di lavoro per rimettere in sesto l’economia familiare, fornendo in tal modo “manovalanza” a basso prezzo per la criminalità locale.

I furti di alcuni furti di motocicli avvenuti nel centro storico venivano effettuati con il medesimo modus operandi. Subito dopo aver subito il furto i proprietari rinvenivano i mezzi asportati in maniera inaspettata e misteriosa, senza fornire una plausibile spiegazione o addirittura senza far constatare alle Forze di Polizia il ritrovamento.

Grazie ad una capillare ed imponente attività info-investigativa svolta con l’ausilio di intercettazioni telefoniche ed ambientali, nonché con l’ausilio di sistemi di localizzazione satellitare, si è scoperto il modus operandi adottato dagli odierni arrestati, le cifre pagate dalle vittime per ritrovare il mezzo trafugato. Il tutto a riprova dell’elevato spessore criminale di molti dei soggetti tratti in arresto. Era stata anche inculcata la consapevolezza della pericolosità sociale e del senso diffuso di impunità della banda criminale al punto  che le vittime non facevano nemmeno le denunce di furto oppure simulando rinvenimenti “di fantasia”.

Dopo le formalità di rito, gli arrestati sono stati associati presso la Casa Circondariale di Gela mentre i soggetti sottoposti ai domiciliari sono stati condotti presso le rispettive abitazioni, a disposizione delle Autorità Giudiziaria procedente.