Gela: paradigma del tramonto della grande industria italiana. Reportage su Repubblica.it

 
Gela è stata uno dei pezzi più importanti della storia industriale italiana”,  questo riportaun video pubblicato su Repubblica.it dedicato alla città del Golfo. In un servizio di Marco Patucchi, viene ricostruita la storia del petrolchimico Eni di Enrico Mattei, fin dagli anni ’60, quando nell’incantevole mare si sono erette Piattaforme,  e la gigantesca raffineria ha occupato la vista su Gela. Un petrolchimico che nel passato ha portato linfa economica, occupando fino  a 10 mila operai tra diretto e indotto, ma che oggi ha portato il declino. Oggi, come tanti poli manufetturieri del Paese, l’intero territorio di Gela  e la sua comunità è trascinata nella crisi.  
“Eni insieme al governo, alle istituzioni locali e al sindacato, ha avviato un progetto Green della Raffineria, che produrrà biocarburanti lavorando olio di Palma e oli esausti, con un investimento  di oltre due milialrdi di euro, ma anche un occupazione, tra diretto e indotto, che non supera 2500 euro. Gela il paradgma del tramonto della grande industria italiana che per sopravvivere può correre la strada della riconversione, una strada in ripida salita”. Ha detto il giornalista nel suo servizio “Il declino industriale italiano: viaggio nel petrolchimico di Gela”. 
Oggi Gela ancora viene vista come una possibile città industriale dalle nostre istituzioni. Invitalia, nell’ambito dell’elaborazione del Progetto di Riconversione e Riqualificazione Industriale dell’area di crisi di Gela sta promuovendo una call di manifestazioni di interesse ad investire, con l’obiettivo di definire i fabbisogni di sviluppo dell’area. Ma se non ci fosse stata l’industria  Gela sarebbe così  “brutta”?: interi quartieri nati abusivi per quella espansione demografica dovuta a quella abbondanza di posti di lavoro fin dagli anni ’60, e quell’inquinamento, tipico delle città industrializzata che ha allontanato i turisti dal nostro mare e dalle nostre spiagge. 
Oggi Gela potrebbe rinascere proprio dalle sue potenzialità soppresse dalla industria. Così come afferma  nella sua pagina Facebook l’artista  Giovanni Iudice, fondatore del Comitato Salviamo La Bellezza di Gela. Agricoltura, mare, la pesca, l’archeologia potrebbere essere ancora gli elementi di rilancio economico della città. Ma anche in questo caso la strada è molto ardua.