Gela: pazienti parcheggiati per più giorni al Pronto soccorso, per carenza di posti nei reparti

Tre giorni sulla lettiga del Pronto Soccorso di Gela perchè non vi erano posti nei reparti. Questo succede all’ospedale  Vittorio Emanuele, e non si tratta di un caso isolato. Il nuovo Pronto Soccorso sembra un campo di concentramento con pazienti, anche affetti da patologie gravi, lasciati sostare per più giorni prima di trovare loro una sistemazione nelle diverse Unità. Personale sanitario ridotto al minimo, e pazienti che provengono non solo da Gela, ma anche da Mazzarino e da Niscemi. E stanno lì nello stanzone del Pronto Soccorso, la cosiddetta astanteria, tutti insieme, uomini e donne, ognuno con i propri malesseri, ma costretti anche a sorbirsi quelli degli altri. “Mia madre è arrivata al Pronto Soccorso con valore altissimo, rischiando di entrare in coma. È stata tenuta nella barella per tre lunghissimi giorni, durante i quali abbiamo assistito a non poche lamentele da parte di chi vedeva i propri cari parcheggiati lì, in attesa di ricovero”.  Ci ha raccontanto un nostro lettore. Non mancano anche le aggressioni nei confronti del personale sanitario da parte di parenti esasperati che vedono i loro cari soffrire maleddettamente, ma non vengono spostati dal Pronto soccorso. Inoltre, appunto per la carenza di personale sanitario, è impossibile comunicare con medici e infermieri, per avere notizie, e così per avere qualche informazione sul parenti che hai condotto al Pronto soccorso devi aspettare ore e ore.  Una situazione inammissibile. Eppure il nuovo Pronto Soccorso era stato annunciato con orgoglio dal direttore sanitario, come una nuova struttura che avrebbe cambiato le sorti del nosocomio gelese. Invece le ha proprio peggiorate. Per non parlare della persistente chiusura del raparto Malattie Infettive, e dei macchinari diagnostici fuori uso, in una città, che per la sua storia ambientale, più delle altre ha bisogno di un ospedale efficiente.