Gela, prima città del “Passaporto del volontariato”: coinvolti 400 giovani, 98 volontari e 23 associazioni

Gela è la prima città d’Italia a stabilizzare il passaporto del volontariato.  La fase di sprimentazione è finita. Al via la sesta edizione dell’iniziativa il cui percorso si sta realizzando  senza fondi pubblici, grazie al   Coordinamento delle Associazioni di Volontariato, la Casa del Volontariato, con il supporto progettuale del MoVI e il sostegno del CeSVoP.

“Offriamo ai ragazzi di Gela – ha detto Enzo Madonia, presidente del Movi di Gela, a nome del Coordinamento delle Associazioni di Volontariato di Gela –  spazi sociali per crescere. Il Passaporto si è rivelato una scuola di partecipazione e di formazione delle coscienze, strumento per riavvicinare i cittadini alla politica e all’impegno sociale”.

Il progetto ha un valore di 160 mila euro, invece è stato donato dalle associazioni alla città di Gela. 

Oggi 15 dicembre al Liceo Classico alle ore 12:00 si conclude la fase di presentazione alle scuole. Le attività inizieranno subito dopo le festività natalizie.

 Grazie ad un protocollo d’intesa firmato con le scuole della città, ogni anno circa 400 ragazzi sperimentano la vita associativa e molti di questi restano nelle associazioni. 

“Il Passaporto del Volontariato – ha affermato Enzo Madonia-  è il frutto di una rete sociale evoluta che progetta dal 2004 interventi educativi cittadini e che ha il suo quartier generale nella «casa del Volontariato», vero e proprio quartier generale di un nuovo modello di cittadinanza, basato sulla solidarietà”.

Il “Passaporto del Volontariato” si realizza attraverso la partecipazione degli studenti agli Atelier promossi dalle Associazioni di Volontariato della città di Gela. Laboratori dentro i quali i giovani sperimentano l’agire solidale che non è attivismo, ma la scoperta, graduale della propria vocazione all’impegno sociale.   Ad ogni studente sarà consegnato il passaporto, un vero e proprio documento, un libretto di 30 pagine che certifica il percorso. Le associazioni coinvolte, in questo modo, diventano laboratori permanenti di educazione alla cittadinanza.  C’è chi ha iniziato a fare attività di servizio ai poveri, chi si occupa di educazione alimentare e prevenzione, chi partecipa a laboratori di fotografia sociale, chi assiste famiglie, chi si occupa della raccolta di indumenti, chi iniziando esperienze con i gruppi scout della città, chi sarà impegnato nell’animazione dei soggetti diversamente abili, chi si occupa di dare informazioni sulla vita cercando di sostenere giovani mamme, queste solo per citarne alcune e tante altre che gli studenti hanno scelto liberamente tramite gli incontri di presentazione che avvengono nelle scuole con il supporto dei docenti.

“Definirei il Passaporto del Volontariato –  continua Madonia  – un centro di aggregazione permanente e diffuso, un percorso di emancipazione dalla realtà virtuale alla vita reale di una città. Si tratta senza dubbio di un itinerario pedagogico che permette di scoprire i valori di giustizia, di solidarietà e di legalità. Perchè i ragazzi di questa città non hanno bisogno di prediche paternalistiche ma di spazi e luoghi in cui crescere e sperimentarsi. Ma la scuola vive anche di competenze e dunque il Passaporto servirà a certificare anche acquisite durante le esperienze e che sono richieste da molte aziende come la capacità di lavorare in team, di comunicare, di condurre gruppi, di progettare, di problem solving”

Le competenze, certificate per iscritto nel passaporto, sono complementari alle attività didattiche delle Scuole e costituiscono il tessuto fondamentale per il conseguimento delle competenze chiave di cittadinanza previste dal Regolamento dell’obbligo di istruzione. Gela è la prima città d’Italia a stabilizzare il Passaporto del volontariato. Il progetto terminerà a giugno del 2015; sono stati contattati in questi mesi nelle scuole, 1600 studenti, circa 400 hanno dato la loro adesione. Sono impegnati 98 volontari educatori adulti e 23 associazioni. 

“Il valore economico del progetto, se il Comune di Gela dovesse realizzarlo,  tra risorse umane e  strumentali  – ha continuato Madonia – è di 160 mila euro. Tutto questo invece è fatto, per scelta,  senza un solo euro di soldi pubblici, con risorse del Volontariato. Questo significa che le risorse economiche non sono l’unico elemento che permette di generare processi di crescita in una comunità, servono capacità organizzative e di  gestione che il volontariato in questi anni ha dimostrato abbondantemente di possedere. Tutto questo si realizza, non creando sovrastrutture ma al contrario valorizzando il ruolo educativo e di testimonianza di ciò che già è presente nelle nostre città, dialogando con il territorio creando le condizioni di uno straordinario lavoro di rete che coinvolge tutti”

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