Gela, processo per presunto disastro ambientale innominato: rinvio a giudizio

Rinvio al giudizio al 12 aprile. Nell’udienza di ieri del processo per “disatro ambientale innominato” il collegio di difesa ha sollevato il caso di nullità dei decreti di chiusura delle indagini e di successiva notifica ai 22 indagati per presunte irregolarità procedurali. Quindi il processo rischia un rallentamento e se il magistrato dovesse accogliere la richiesta degli avvocati, gli atti torneranno alla procura del tribunale di Gela.  Nel processo, a carico di ririgenti, dirigenti e tecnici di Eni, che sono comparse davanti al giudice Paolo Fiore, si sono costituite parti civili un centinaio di soggetti, come il comune di Gela, associazioni ambientaliste, Ona, agricoltori danneggiati, Ministero dell’ambiente, Regione Sicilia. 
La  richiesta di rinvio a giudizio, per disastro colposo innominato, di 22 tra direttori e tecnici della Raffineria di Gela e dell’Enimed, era stata inviato nel marzo 2016 dalla procura della Repubblica di Gela che aveva  chiuso la maxi inchiesta sull’inquinamento ambientale causato nell’ultimo decennio dalle emissioni del petrolchimico dell’Eni, dalla ricerca e dallo sfruttamento dei pozzi petroliferi.
Dall’altra parte Eni ha sempre negato l’inquinamento dell’area di Gela, sottolineando che l’mpatto ambientale dello stabilimento industriale di Gela “sia stato oggetto sia di una valutazione preventiva da parte delle Autorità Amministrative competenti in fase di rilascio delle autorizzazioni necessarie ad operare, sia successivamente, nell’ambito delle attività di monitoraggio e controllo svolte dagli Enti preposti” . 

 

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