Gela: quel “caro” mercato, diventato simbolo del degrado

Come  può l’amministrazione di Gela pagare 13 mila euro al mese per un’area che ospita il mercato settimanale, che assomiglia più ad un lager che ad una agorà. Tanto disordine e troppi disservizi. A parte la distanza dal centro della città, circa 7 km, impossibile da percorrere a piedi, la cosa che più sconvolge è l’assenza di chioschi adibiti a bar e servizi igienici. È consigliabile partire da casa con bevande per il ristoro, perché una volta arrivati a destinazione, spesso con grandi difficoltà, visto il traffico che regan in via Settefarine, in quel luogo abbandonato da Dio si rischia di morir di sete. Per non parlare dei servizi igienici, inesistenti. All’emergenza puoi usare i gabbiotti, che però non sempre funzionano, e inaccessibili per i disabili. Eppure per quanto paga l’amministrazione quello spazio privato dovrebbe essere attrezzato di tutto punto. Invece è solo un’area recintata dove sono stati deportati gli ambulanti, ridotti a circa 250, che pagano circa 1000 euro l’anno per 8 metri di occupazione di suolo, contro i 350 euro dei paesi vicini. Per non parlare del parcheggio, dove l’entrata carrabile non è divisa da quella pedonale, dove non esiste nessuna regola di collocazione delle auto, e dove quando piove, essendo quello spazio non asfaltato, il suolo sterrato si trasforma in un lago di fango. Chi posteggia la propria auto, corre il rischio di non poter uscire più da quel luogo, perché non è insolito che in quel parcheggio selvaggio qualcuno occluda il passaggio e ci si ritrovi incastrati, con la grave conseguenza che se ci si dovesse sentir male ci vorrebbe l’elicottero per portarti in ospedale. Eppure da nord a sud i mercati sono collocati nel centro storico, e fanno parte della tradizione delle città. E non ci si riferisce ai mercati permanenti come Porta Portese a Roma o quello di San Lorenzo a Firenze, o quello della Fera ‘o Luni della vicina Catania, ma alle bancarelle itineranti, quelle che vengono collocate al centro, animando piazze e vie cittadine. A chi ha voglia di farsi un giro tra le bancarelle, a Gela si offre uno spettacolo che non ha eguali, dove protagonisti sono l’immondizia buttata nei campi di via Settefarine, poi il fango del parcheggio, e i soprusi di chi parcheggia, perché nessun controllo vige all’interno dell’area di sosta, e poi quando finalmente raggiungi le bancarelle, che una volta rappresentavano il folklore della città e attiravano gente dai paesi vicini, noti solo tristezza e degrado. E tutto questo per il modico prezzo di 156 mila euro l’anno.

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