Gela: quella nave del 500 a.c. rimasta nelle scatole, dopo il restauro

Sono  rimasti dentro le scatole protettive i pezzi di legno della nave arcaica  greca recuperata nel 2008 nel mare di Gela e restituiti alla città nel luglio del 2014, dopo  il restauro alla Mary Rosy Archeological di Portsmouth in Inghilterra. Al loro arrivo la  soprintendenza dei Beni Culturali di  Caltanissetta ha affidato la custodia di tutti i componenti al Museo archeologico di Gela. Da allora il relitto è rimasto rinchiuso, senza poter essere ammirato dalla popolazione, in circa 40 scatole.

L’allora soprintendente aveva deciso di esporre i componenti della nave,  realizzata con fasciame “cucito” e risalente al 500 a.c., al Granaio Pignatelli, ma alla sola condizione che il museo avrebbe messo a disposizione i custodi, già ridotti al lumicino, e comunque la sala doveva essere adeguata dal punto di vista climatico, per evitare il deterioramento dei relitti. Ma come al solito sono mancati fondi. Inoltre il direttore del museo Ennio Turco non ha voluto assistere alla migrazione verso altri musei, dando a disposizione la sala Eschilo del museo archeologico in attesa del trasferimento della nave al Museo del Mare, la cui gara di partecipazione per la sua realizzazione è stata esplicata i primi di marzo, e si è in attesa della decisione degli esperti di Urega, l’ufficio regionale per l’espletamento delle gare di appalto.

Per la realizzazione del museo del mare a Bosco Littorio, la Regione ha stanziato, con Fondi europei per  5 milioni e mezzo di euro, museo che dovrebbe permettere alla nave di rivedere la luce nella sua completezza, anche se il condizionale al momento è d’obbligo. “Fino ad ora – ha detto Ennio Turco – nessun adeguamento è stato fatto per la sala Eschilo, per poter mettere in mostra i pezzi di legno componenti che sono dentro le scatole, quelli che si dovevano mettere esposti  sarebbero stati i singoli pezzi,  per essere sottoposti ad uno studio da parte di esperti, che poi sarebbero stati assemblati nella loro collocazione definitiva al Museo del Mare”. Ma la nave dopo essere sottoposta per anni a trattamento di restauro è rimasta ben nascosta. La competenza è della soprintendenza. “So che la gara per l’adeguamento climatico della sala è stata fatta, ma ancora nessuna risposta su quando inizieranno i lavori”. Il progetto c’è, le buone intenzioni pure, ma manca ancora la realizzazione.

Quella nave di cui parlava Omero nel secondo libro dell’Iliade, che trasportava mercanzie, colta dalla tempesta mentre si avvicinava al porto di Gela, è rimasta custodita nel nostro fondale per 2500 anni. Chissà quanto tempo rimarrà ben conservata nelle scatole, che giacciono al museo.