Gela: il randagismo si risolve con le polpette avvelenate. Altro caso nel quartiere San Rocco

Continua la saga dei quattrozampe avvelenati in città. Dopo la morte di Kima, per aver ingerito dei bocconi di carne contenenti veleno per lumache, e Italo che lotta contra la morte per aver mangiato polpette letali, ieri è toccato ad un gatto (nella foto). La causa della morte è sempre quella: veleno all’interno di alimenti preparati da alcuni cittadini che hanno pensato di risolvere il problema in tal modo il crescente del randagismo a Gela.

Kima e Italo hanno ingerito veleno mentre passeggiavano in via Butera. Il gatto mentre si trovava nel quartiere San Rocco. Sempre nello stesso quartiere è stato ritrovato ieri un coniglio morto infilato in un sacco dei rifiuti. Non è una novità in città spargere polverine bianche per uccidere insetti e topi, che accidentalmente possono ingerire o inalare anche i randagi che si trovano in giro, ma preparare polpette di carne con all’interno dosi massicce di veleno, che non lasciano scampo, è commettere un vero e proprio crimine, che nella maggior parte delle volte rimane impunito.

A rimetterci sono sempre loro: cani e gatti. Lasciati morire tra i più atroci dei dolori. Il tutto perchè alcuni hanno la fobia dei cani considerati aggressivi e pericolosi, senza considerare che è l’uomo a essere pericoloso per loro. Se loro sono in giro e continuano a moltiplicarsi non è certo colpa loro, ma nelle mancate applicazione delle politiche di sterilizzazione. Stiamo sempre a discutere delle stesse cose, ma nessuna novità vi è in atto. Il centro di sterilizzazione dal 2015 non esiste più in città, e nonostante le tante richieste da parte delle associazioni animaliste, tutto tace. E i cani e i gatti continuano a morire di sete, di fame, schiacciati dalle ruote e di veleni.