Gela rimane con l’Ato idrico nisseno, il più caro dell’isola. Catania la città più economica, interviene il Csag

Un colpo dopo l’altro per la città  di Gela, che con 77 mila abitanti è la sesta della Sicilia, ma è costretta a lottare sempre per avere o mantenere, strutture e quant’altro serve alla città per poter progredire.  Questo il grido si allarme da parte del Csag (comitato per lo sviluppo dell’area gelese), che mette in evidenza come in questa città si passi dall’Eni ai Beni Culturali, dalla Sanità al Patto per la Sicilia, « con la dichiarata volontà di “sforbiciare” le somme destinate a Gela, dalle vie di comunicazione (assenti), all’Ato idrico»

 

In effetti propria la  riforma da parte dell’Assessorato Regionale all’Energia dell’Ato idrico non ha tenuto  conto delle scelte già effettuate da quattro comuni in Sicilia (Gela, Piazza Armerina, Niscemi e Licodia Eubea), ridelimetrandolo con la vecchia perimetrazione provinciale. «Un affronto alle comunità, ma anche alla regione, ed all’intelligenza dei cittadini. In sostanza – afferma il Csag-  la regione, nell’intento di programmare il futuro dell’isola, lo fa progettando al passato. Qualsiasi riperimetrazione, riforma, assegnazione di servizi, non può essere fatta oggi per essere modificata domani. Includere queste comunità ed i servizi ad esse afferenti, nei precedenti enti intermedi di appartenenza, viste le scelte effettuate per mezzo di due delibere consiliari ed un referendum confermativo, significa offendere e mortificare le scelte democratiche dei territori».

Ma oltre al danno si aggiunge la beffa. Gela, Piazza Armerina e Niscemi, escono dai Liberi Consorzi di Caltanissetta ed Enna, i quali hanno un costo annuo dell’acqua tra i più alti d’Italia, primi in Sicilia, a fronte del Costo della Città Metropolitana di Catania che è tra i più bassi d’Italia.In effetti il costo annuo dell’acqua a Enna è di 503 euro, quello di Caltanissetta di 482 euro, mentre quello di Catania 194 euro, provincia più economica della Sicilia. Tra l’altro le due province di Enna e Caltanissetta si sono piazzate all’11 e al 12 posto nella classifica delle città più care in Italia come costo annuo dell’acqua. Mentre Catania al sesto posto tra le città d’Italia dove l’acqua costa meno.

«Adesso è arrivata l’ora di rispettare il popolo, le regole, le Leggi. Non ci sono più scuse, prima la conclusione della riforma dei Liberi Consorzi e Città Metropolitane modifiche territoriali comprese, poi tutto il resto, altrimenti oltre a lavorare al passato, facciamo diventare più costoso il futuro.», ha affermato il Csag.

 

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