Gela rimane dov’è. Interessi elettorali? Csag: mortificata democrazia, ricorreremo al Tar

Una farsa tutta siciliana. In questo modo il Csag (comitato per lo sviluppo dell’area gelese) ha definito la decisione dell’Ars di non attuare l’art. 44 della LR 15/15, contenente le variazioni territoriali dell’ente intermedio siciliano.

La sua approvazione  doveva essere la giusta conclusione di un iter regolamentato da ben tre Leggi Regionali (7/13, 8/14 e 15/15) scrupolosamente rispettato dalle comunità di Gela, Piazza Armerina, Niscemi e Licodia Eubea.

Invece con risibili motivi, il presidente della I Commissione, Salvatore Cascio, ha messo  in dubbio i referendum, voluti dall’Ars con la LR 8/14, dichiarati validi, dopo un pronunciamento dell’Ufficio Legislativo Regionale, da parte dell’Assessorato delle Autonomie Locali. Ma non solo, nel momento in cui  è stata promulgata la LR 15/15, lo stesso legislatore pone una condizione, in esclusiva per i quattro comuni, che è quella di produrre una ulteriore delibera a conferma dell’iter avviato con la LR 8/14.

Così Salvatore Cascio si  è pronunciato  in aula:

 

“ È chiaro a tutti che quando centomila abitanti del libero consorzio di Caltanissetta

transitano nel libero consorzio di Catania gli effetti sono duplici. Abbiamo una sovraesposizione su

Catania e una sottoesposizione su Caltanissetta. Il personale come verrà distribuito? Anche perché i commissari sono stati richiamati, anche da parte della Corte dei Conti, a mettere in atto delle

procedure per mettere in sicurezza i conti delle province, e tra le principali procedure vi è quella del piano degli esuberi.

La Commissione non capiva come poteva la provincia, pardon, il libero consorzio di Caltanissetta

fare un piano di esuberi, non avendo già diviso a priori le competenze tra il territorio di Gela e

Niscemi e le province di Caltanissetta.

Allora, tutti questi eventi hanno fatto sì – è stato chiesto più volte al dirigente generale e

all’Assessore che erano presenti – che necessitava un ulteriore approfondimento, quindi la

Commissione ha ritenuto di non votarle, di non passare all’articolato per una carenza istruttoria sul disegno di legge, quindi per un fatto squisitamente tecnico,non volendo né mortificare i cittadini dei territori sopramenzionati e anche perché, devo dire e lo ripeto, lo ribadisco per un ulteriore volta,quel referendum non era riferito a questo quesito, era tutt’altra cosa.

“Un altro  pretestuoso motivo – ha dichiarato il Csag –  è stato quello della sovraesposizione di Catania e la sottoesposizione di Caltanissetta, la distribuzione del personale, ecc. Ma questi non sono argomenti che dovevano risolvere gli uffici della regione?”

“La realtà – afferma il Csag – è che l’Ars non vuole cambiare nulla in Sicilia, men che meno i collegi elettorali. In questo “Conservatorismo siciliano” in cui per di preservare alcune situazioni si preferisce perfino mortificare la democrazia, pagano tutti i cittadini siciliani. Le scelte fatte sopra le teste dei cittadini, soprattutto quando gli stessi si sono già esposti con le loro decisioni, mortificano il concetto di libertà, qui in Sicilia assomigliamo più ai Turchi che alle nazioni  (come la Gran Bretagna) che chiedono ai cittadini se far parte o meno dell’Unione Europea, e la decisione presa dai cittadini viene eseguita dalle istituzioni, senza “se” e senza “ma”. Ma qui siamo in Sicilia, terra del Gattopardo, terra dei pochi che influiscono (negativamente) sui molti, terra dove la giustizia amministrativa, penale e contabile, deve correggere gli errori parlamentari.”

Il Csag sottolinea come i cittadini ed amministrazioni si rivolgeranno al Tar, proprio come annunciato settimane fa.

“ Spesso -conclude il Casag – ci vuole l’intervento giudiziario a seguito di decisioni parlamentari poco conformi alla Costituzione ed allo Statuto, e visto che in Sicilia non si vuole cambiare nulla,  a che serve questo costosissimo parlamento regionale?”