Gela scende in piazza a testa alta, un coro unanime che urla forte per farsi sentire anche dalle orecchie più sorde

È un corteo lunghissimo quello che sta attraversando le strade della città questa mattina. Una manifestazione che non distingue colori politici, partiti o sigle sindacali, ma una protesta dalla quale si innalza un grido comune: lavoro e salute. L’uno non esclude l’altro, anzi.

Quella di stamattina è la sfilata di una città che rischia di perdere tutto, di un territorio che ha paura di morire ingiustamente, di essere abbandonato all’indifferenza degli uomini al potere. È il ritratto della drammatica disperazione di migliaia di cittadini, padri di famiglia, mogli, giovani che non vedono più un futuro nel posto in cui sono nati e cresciuti. Non è il corteo della solidarietà né quello della vicinanza a chi ha perso il lavoro, perché in città non esiste più la differenza tra chi sta bene e chi sta male. La crisi colpisce tutti, in un modo o in un altro. La disperazione appartiene all’operaio della raffineria, ma anche al commerciante del centro storico, appartiene all’insegnante che non ha più alunni in classe, ma anche al laureato costretto a fare le valigie. La disperazione uccide i bambini del domani che non nasceranno mai perché non avrebbero futuro, non avrebbero vita. Oggi Gela non è scesa in piazza per intenerire chi abita fuori o per suscitare sterili comprensioni da parte della politica. Oggi Gela è in strada per pretendere rispetto, per difendere la propria dignità, per urlare la propria rabbia. Gela merita di vivere e non di sopravvivere. Merita un ambiente sano che produca turismo, un volto nuovo che attragga e non spaventi chi non la conosce. I problemi ci sono, è inutile tapparsi gli occhi e la raffineria non è l’unico neo infiammato di questa città che va curato e cicatrizzato. Bisogna partire da qui, da un coro unanime che non sia soltanto un’occasione organizzata per farsi sentire. Bisogna ripartire da ciò che eravamo anni fa, perché la crisi non è soltanto una questione di attualità o il titolo di un giornale. La crisi è morte, morte per tutti, nessuno escluso e Gela non merita di morire. Gela merita di salvarsi e rinascere più forte di prima. Questo è il sentimento di un normale martedì in cui tutto si è fermato. Questa è la ragione di tutti coloro che a testa alta stanno attraversando il corso principale. Questo deve vedere e sentire la politica: tanti volti e una sola voce che a squarciagola urli per arrivare persino alle orecchie più sorde. Anche Gela è Italia, anche Gela è madre e come tale non può veder morire o andar via i propri figli.