Gela, settore immobiliare sempre più in crisi. Prezzi diminuiti del 35%

Un mercato immobiliare sempre più sofferente è quello che sta vivendo la nostra città. Una situazione che si è aggravata in concomitanza con la crisi del petrolchimico. I prezzi delle abitazioni sono diminuiti del 35 %, ed è impossibile vendere a cifre alte. Le ragioni sono da ricercare anche alla grande quantità di case invendute, dei pochi clienti disposti ad acquistare, delle crescenti difficoltà legate alla concessione dei mutui e, non ultimo, nell’introduzione della tassa sugli immobili. “Sicuramente il motivo preponderante – ha detto Francesco Agati, agente immobiliare – è l’eccessiva quantità di concessioni edilizie che sono state rilasciate per la costruzione di nuovi alloggi, come le villette. I piani Peep per l’edilizia economica hanno creato in città parecchie difficoltà nel settore immobiliare. Gela non aveva bisogno di altre case, in quanto è una città che anno dopo anno si sta spopolando, a causa della mancanza di lavoro, per cui tanti sono emigrati e stanno vendendo i loro alloggi. Oggi ogni acquirente ha a disposizione 10 immobili a Gela”. La vertiginosa discesa dei prezzi ha colpito tutte le zone della città, dal centro storico, al Caposoprano, alle zone periferiche. “Le uniche abitazioni che reggono il prezzo – ha sottolineato Agati – sono quelle di lusso, con vista mare. Anche se per questi immobili si riesce a trovare uno, massimo due acquirenti l’anno”. E se fino a pochi anni fa una casa a Caposoprano di nuova costruzione dovevi pagarla a 1800 al metro quadrato, e quella di trent’anni a 1100, oggi una casa di tre decenni nella stessa zona non vale più di 800 euro al metro quadrato, in centro storico i prezzi sono ancora più bassi. “Il centro storico – ha asserito Agati – è in uno stato di degradazione, molti preferiscono le villette in periferia, e tutti qui rimane invenduto. È ovvio che questa zona avrebbe bisogno di un processo di riqualificazione, per essere rivalutata”. Agati ha riferito che anche le aste immobiliari, vanno disertate. Quindi chi ha a disposizione un capitale può permettersi di acquistare un immobile a prezzi molto più competitivi che in passato. Secondo un’analisi di Tecnocasa, infatti, acquistare un’abitazione usata in Italia costa due anni di lavoro in meno rispetto al 2004. Peccato però che se qualcuno ha la possibilità economica di acquistare lo fa all’estero, dove la rivalutazione può arrivare anche al 10-15 % l’anno. ” Il mattone qui non è più un investimento, troppe tasse, e se affitti l’immobile puoi avere difficoltà nella riscossione del canone mensile” ha detto Agati. Intanto negli ultimi anni ha preso piede una nuova formula di acquisto . Si chiama Rent to buy: inizi ad abitare nell’alloggio che hai scelto, pagando un canone più alto di un normale affitto, poi dopo un po’ di tempo acquisti l’immobile togliendo dal prezzo complessivo parte di quello che hai già versato. In banca potrai così chiedere un mutuo inferiore. “Una formula – ha detto Agati – che a Gela non è molto diffusa, praticata in Sicilia solo da qualche agenzia di Palermo, perchè sono rimaste irrisolte alcune questioni di carattere giuridico e fiscale su come metterla in pratica”.  In effetti il futuro acquirente dovrebbe avere la garanzia che durante la durata del contratto l’immobile rimarrà libero da ipoteche e non potrà essere venduto a qualcun altro. Inoltre c’è la questione tasse, perchè fino al momento del rogito le imposte legate al possesso dell’immobile e le spese di manutenzione straordinaria sono a carico del proprietario dell’immobile, come nel caso di un normale contratto di locazione “È ovvio – ha aggiunto Agati –  che chi vende lo fa perchè vuole realizzare subito, per questo tale tipologia di contratto difficilmente decollerà in città: La crisi del settore immobiliare potrà essere risolta nella nostra città solo se verranno create opportunità di lavoro, solo in questo modo la gente ritornerà e avrà necessità di alloggi”

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