A Gela, tutti quanti voglion fare Jazz

Che il Festival Jazz sia diventato a Gela un evento importante ed atteso lo sapevamo un po’ tutti. È calato il sipario ieri sera sulla sesta edizione che ha visto esibirsi artisti di chiara fama nazionale ed internazionale.  Bella la cornice dell’Eschilo Lab che ha ospitato l’evento, perfetta l’organizzazione, bello il pubblico.

Sugli artisti in fondo non c’erano dubbi. Già nei giorni precedenti allo start, gli altisonanti nomi in locandina, avevano fatto ben sperare. Le speranze si sono da subito trasformate in certezze quando sulla scena si è presentato il grande trombettista jugoslavo Stjepko Gut. Con il Tributo a Tadd Dameron, Stjepko Gut è stato accompagnato da Alessandro Lo Chiano (tromba) gelese, come non ricordarlo, giovanissimo e eccellente musicista, Seby Burgio (pianoforte), Gabrio Bevilacqua (contrabbasso), Marcello Pellitteri (pianoforte).  Un inizio col botto come si suole dire.

La seconda serata ha lasciato il pubblico dell’Eschilo lab piacevolmente soddisfatto con il  Salvatore Bonafede Trio, il suo pianoforte è stato accompagnato dal contrabbasso di Gabrio Bevilacqua e dalla batteria di Marcello Pellitteri, per un giovedì all’insegna di tinte scure e atmosfera spagnoleggiante.

Ieri sera si è conclusa con la Sicilian Session di Carmelo Salemi (tromba), Valerio Rizzo (painoforte), Riccardo Lo Bue (contrabbasso) e Giampaolo Terranova (batteria) l’ultima serata di questo Festival che raccoglie consensi non solo tra il pubblico gelese ma anche tra quello delle zone limitrofe.  Tutti attratti da musica di qualità,popolare ma colta, capace di accogliere un pubblico variegato.

Non ha stancato anzi si rinnova ogni anno, lo ritroviamo in splendida forma sotto la direzione di Loredana Melodia, catanese-gelese, che nonostante viva fuori da Gela ha scelto come sede di questo Festival la sua città d’origine.

Ci ho messo un po’ a scrivere di questo Festival, perché avrei voluto spiegarvelo il jazz. La verità è che il jazz non si spiega, non c’è un teorema dietro.

Il jazz è libertà e la libertà non possiede formule. La libertà ti costringe a rischiare, ad uscire fuori dal tracciato, a cadere.

Ecco, credo che il jazz sia questo, tutto ciò che sa di libertà.