Gela: un’altra giovanissima vittima del cancro

“Riposa in pace piccolo angioletto”. “Mi manchi”. Questi alcuni dei messaggi lasciati sulla pagina fb del giovanissimo ragazzo, altra vittima del cancro a Gela. Volato in cielo ieri, annientato da un tumore alla testa.  Aveva appena 14 anni e  vita davanti a sè, solo se probabilmente fosse vissuto in un’altra città.

Il tumore al cervello qui è molto diffuso, e un noto specialista qualche settimana fa ha sottolineato che di casi in un anno se ne sono verificati 28 in città, 4 volte superiore alla media.

M. è il nome che si aggiunge ad una lista lunghissima di giovanissimi morti in questa città per quel male incurabile, che spesso spunta all’improvviso, quando ormai è troppo tardi. E poi in una persona così giovane difficilmente esegui tutti gli screening che sono previsti solo ad una certa età.

Ed è così che M. , come Alice 14 anni,  e come  Danilo 13 anni, o  Ilenia 35   sono alcuni dei giovanissimi che la città di Gela ha pianto.  

Questa è una città in cui ci si ammala e si muore in silenzio. Nel silenzio dei vivi, specie  di quelli che contano. Lo avevamo già sottolineato e lo rievidenziamo. Perchè a  Gela  questo accade in modo  seriale?  Dove sta la causa della malattia tumorale? Con molta probabilità logica sta nell’ambiente, nell’aria, nell’acqua, nel luogo in cui queste giovani vittime sono vissute. E a noi non rimane che guardare inermi i tanti messaggi di cordoglio che invadono le bacheche di coloro che sono andati via senza ritorno. La disperazione viene sfogata in questo modo. Tanto domani è un altro giorno e chissà a chi toccherà.