Gela, Utin mai attivata e ora tagliata dalla Regione. Interviene il Ministero della Salute

Ci sono i macchinari, ma manca il personale medico per attivare l’Utin (Unità di terapia intensiva neonatale) al Vittorio Emanuele di Gela. L’unità, assieme al reparto di Ginecologia e Ostetricia di II livello, era stata individuata nel 2010, ma dopo cinque anni nessun funzionamento, i macchinari, che giacciono da parecchi  anni, inutilizzati, presso il nosocomio gelese, probabilmente sono  già scoperti della garanzia del produttore. Tra l’altro, non solo  sono cambiati anche i  i direttori ASP, gli Assessori Regionali alla Salute,  ma anche i reparti di Ostetricia e Ginecologia dei vicini ospedali di Mazzarino e Niscemi, sono stati chiusi  senza alcun potenziamento serio dell’ospedale di Gela, questo causa un danno economico per l’ASP CL 2, in quanto le partorienti dei due comuni viciniori, preferiscono i centri fuori provincia per mettere alla luce i propri figli. L’Utin è stata fortemente voluta dal Csag ( Comitato dello Sviluppo dell’Area gelese) che dopo aver seguito l’iter all’Assessorato regionale alla Salute, non avendo avuto risposte, lo stanno seguendo al Ministero della Salute. Il Csag è stato venti giorni fa contattato dalla senatrice Venera Padua, componente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, che si è subito adoperata affinché si chiarissero le dinamiche per le quale ancora oggi l’UTIN di Gela non è funzionante. Una questione che la stessa senatrice ha trovato scandalosa. Il 10 febbraio la Commissione Igiene e Sanità del Senato ha presentato una interrogazione con la quale oltre a sottolineare l’importanza dell’Unità per la cura dei neonati a rischio, ha sottolineato come negli ultimi cinque anni nella città di Gela i parti sono stati 1.454 unità a Gela, mentre quelli di  Caltanissetta arrivano a 655. Tra l’altro,  si legge nell’interrogazione, “nonostante l’Assessorato abbia successivamente individuato la data del 31 dicembre 2013 come ultimo termine per l’adeguamento ai requisiti strutturali della struttura di secondo livello nell’ospedale di Gela, l’Unità non è mai stata attivata; inoltre il decreto 14 gennaio 2015, recante riqualificazione e rifunzionalizzazione della rete ospedaliera ­territoriale della Regione Siciliana, non prevede la presenza di un’unità di terapia intensiva neonatale a Gela, cancellando anche dal punto di vista formale un’unità specializzata mai divenuta operativa; la conseguenza pratica della situazione attuale è che un bacino di circa 300.000 persone rimane scoperto  in merito alla presenza di un apposito reparto ospedaliero nella provincia di Caltanissetta in grado di trattare i casi specificamente i casi di patologia neonatale; quindi, non solo non si è mai proceduto all’attivazione dell’Utin nell’ospedale Vittorio Emanuele ma, forse proprio a causa di tale difetto, si è deciso di operare il taglio completo di un’unità importantissima nata, finora, solamente su carta”. Con l’interrogazione inizia a muoversi qualcosa per queste importanti strutture che servono per un grande bacino, in un territorio, con gravi complicanze sanitarie come ad esempio le malformazioni neonatali. Domani ci sarà l’Audizione per i componenti del Csag, presso la VI Commissione Ars, . “Sarà l’occasione buona per concludere l’iter e poter dare alle mamme e neonati gelesi le giuste strutture e la giusta assistenza?” Ha scritto Filippo Franzone, coordinatore del Csag. 

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