Gela verso Catania? Intervenga l’Anci per uscire dalla fase di stallo e assenza di programmazione

Ennesima lettera ai presidenti dell’Anci regionale e nazionale da parte del Csag (comitato per lo sviluppo dell’area gelese), dei comitati e dei sindaci di Gela, Piazza Armerina e Niscemi, per un incontro riguardante la  riforma delle ex province e in particolare, sulla sofferenza che si sta creando a quattro comuni siciliani e ai suoi cittadini.

 

Come già sappiamo negli ultimi tre anni, Gela, Piazza Armerina e Niscemi, hanno optato per l’aggregazione alla Città Metropolitana di Catania; Licodia Eubea ha scelto di aderire al Libero Consorzio di Ragusa. 

“Quest’ultimo percorso – affermano i comitati nella lettera- si è dimostrato il più difficile che queste comunità abbiano mai affrontato, giacché costellato da decisioni difficili con l’aggravante di una politica siciliana apparsa  ripetutamente propensa all’immobilismo, alla distanza dai cittadini, alla sottovalutazione delle richieste provenienti dal popolo. 

  Ciò nonostante, queste comunità hanno deliberato, per ben due volte, attraverso i rispettivi consigli comunali, l’adesione ad un ente intermedio diverso da quello di appartenenza.  

Soprattutto la prima di queste due deliberazioni, è stata seguita da un referendum confermativo che ha visto la partecipazione, nei quattro comuni, di  35.000 elettori, di cui oltre il 90% ha votato il “SÌ” all’adesione al nuovo ente intermedio.”

“La situazione attuale – continuano – lascia molto perplessi i rappresentanti dei comitati.

Il 4 maggio 2016, la I Commissione ARS, dopo tutti gli sforzi sostenuti dai comuni e dai cittadini, chiesti attraverso le Leggi regionali (8/2014 e 15/2015) approvate dallo stesso Parlamento regionale, dà parere negativo ai quattro DDL di variazione territoriale commettendo quello che in molti definiscono, uno sfregio alla democrazia. Tutti i valori su cui si fonda uno stato democratico vengono calpestati e le legittime aspettative dei comuni e dei cittadini vengono tradite da chi ha dettato norme sulla riforma delle ex province”.

Allo scopo  di uscire da una  fase di stallo, che di fatto impedisce la programmazione di questi  comuni, causando anche un grande dispendio economico e ulteriore sfiducia nelle istituzioni, i comitati e i sindaci chiedono di rappresentare i loro diritti  all’ARS, il rispetto dei patti con i comuni, che sono enti pubblici che hanno pari dignità della Regione Siciliana anzi sono nati molto prima di essa e meritano il rispetto dovuto.

“La Regione Siciliana – concludono – ha l’obbligo di rendere compiuta una riforma il cui iter interminabile, durando ormai da  oltre tre anni, ha stremato e confuso cittadini ed istituzioni.

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