Gianluca, figlio di una Gela che non dà più lavoro

Gianluca Caterini era uno dei tanti figli di Gela, costretti per lavoro a lasciare la città . Uno dei figli della crisi che sta vivendo la città. Centinaia i giovani che hanno lasciato le loro famiglie per lavoro. Un fenomeno che si è acuito con la chiusura dello stabilimento Eni. Sparsi per l’Italia o sulle piattaforme in mare, gli operai stanno lontani dalla città per mesi e mesi, aspettando con ansia le feste o le ferie per farvi ritorno e riabbracciare amici e parenti.

Gianluca, nonostante avesse appena 28 anni, aveva la responsabilità di una famiglia, specie dopo la nascita della bimba. Lui il lavoro lo aveva trovato lavoro ad Ascoli Piceno, ed era felice di essere partito con quella squadra di operai gelesi dediti alla costruzione di un metanodotto nella frazione di Villa Sant’Antonio, dove ha trovato anche la morte.

Gianluca è una vittima del lavoro, il suo corpo schiacciato da un tubo di acciaio, ed inutili sono stati i tentativi di salvarlo alla morte. La notizia nel primo pomeriggio ha lasciato sconvolta la città.

Gianluca non vedeva l’ora ogni volta di ritornare per riabbracciare la sua bimba di appena sette anni. Era molto perbene Gianluca, sempre sorridente e con una vita davanti.

Il network facebook è pieno in questo momento di sue immagini e di messaggi. “Nessuno merita di morire e in questo modo, poi, ogni parola è troppa e priva di senso, comprese le mie. La morte di un uomo mentre lavora è profondamente ingiusta e disarmante per la nostra mente ed il nostro cuore. Un abbraccio a chi lo ha amato e lo amerà.” Ha detto il segretario della Cgil Ignazio Giudice. “Ho sperato fino alla fine che non fossi tu”, qualcuno scrive. Gianluca era molto conosciuto in città. “Non ci posso credere”.