Giardino Margherita, cittadini chiedono rispetto: “A chi piace stare in una discarica?”

Hanno provato in tutti i modi a chiedere rispetto, ma non demordono.

Sono i cittadini che hanno a cuore lo stato di salute del giardino pubblico ‘Margherita’ a Caposoprano. Prima lo avevano ripulito, donandogli la dignità che meritava, ma non era servito a nulla: i soliti ragazzi, dopo appena qualche giorno, erano tornati per far danno, rovinando le panchine, abbandonando la carcassa di un motorino e sporcando senza alcun ritegno.

Il luogo, citato più volte per la mancanza di sicurezza, data l’assenza di illuminazione che permette di agire indisturbati, è sempre stato ritrovo di giovani che vogliono nascondersi per appartarsi e fumare.

Una situazione di degrado spesso e volentieri denunciata dai residenti, che chiedono da tempo maggiore vigilanza nonché l’affidamento del giardino stesso. A tal proposito, si era mosso anche il Tavolo Verde di Cantiere Gela, ma ad oggi nulla è cambiato e le richieste non hanno ancora trovato ascolto.

Da giorni intanto per appellarsi al buon senso sono stati appesi dei fogli, rivolti a coloro che usufruiscono liberamente di questo spazio verde pubblico. L’invito al rispetto è rivolto anche a coloro che portano i propri cani a passeggiare nel giardino, ‘dimenticando’ di togliere poi le loro feci.

“Il tuo cagnolino – si legge – non ha i mezzi per raccogliere i suoi escrementi. Questi vanno raccolti dal proprietario e non lasciati ovunque. Raccogliere i suoi escrementi è un piccolo impegno ed è segno di civiltà, di rispetto”.

E ancora: “Venire a sedersi in questo spazio condiviso è molto piacevole. Trovare però le panchine e gli spazi interni sporchi e pieni di spazzatura è cosa poco invitante e rende il giardino simile a una discarica. Credo che a nessuno piaccia trascorrere il proprio tempo libero in una discarica”.

Questi fogli sono anche stati postati su internet per diffondere il messaggio, ma c’è già chi sul senso civile di alcuni gelesi non scommetterebbe neanche un centesimo. Beh, speriamo che si sbaglino.