Giorgio Bassani, emarginazione e persecuzione.

Gli occhiali d’oro, romanzo breve dello scrittore italiano Giorgio Bassani, pubblicato nel 1958 da Einaudi con una dedica all’amico Mario Soldati, è ambientato nella città degli Estensi del 1937.
Il romanzo è il tratto distintivo del colto, raffinato, cordiale dottor Athos Fadigati, affermato otorinolaringoiatra di mezz’età, trapiantato a Ferrara nel 1919 dalla natia Venezia, subito dopo la grande guerra e ben introdotto nella buona società.

La sua storia, è raccontata a posteriori e in prima persona da uno studente di lettere di una agiata famiglia israelita, trasparente proiezione dello scrittore, concentrata nel biennio 1936/1937, quando Fadigati stringe amicizia con un gruppo di universitari, di cui fa parte l’io narrante e Eraldo Deliliers, un  bellissimo ragazzo privo di scrupoli, sul treno che li conduce da Ferrara a Bologna,

Nell’estate del 1937 il medico, che fino al quel momento ha vissuto la propria omosessualità con assoluta discrezione, trascorre una vacanza con Eraldo a Riccione, nella stessa stazione balneare che accoglie ogni estate il protagonista con la sua famiglia e altre persone della Ferrara bene, è sulla spiaggia affollata che il medico esibisce apertamente la sua omosessualità e dove viene giudicato e condannato.

Sfruttato, deriso è infine derubato e abbandonato dal cinico Eraldo, il dottore vede ben presto l’iniziale cordialità dei ferraresi tramutarsi in indifferenza e scherno, il suo triste segreto ormai è trapelato e in un sistema politico reazionario come quello fascista, chi non è conforme alla norma è un emarginato.  A nulla valgono l’abilità professionale la sua grande gentilezza e generosità, Fedigati, perde la sua facoltosa clientela e viene anche rimosso dall’incarico di primario ospedaliero.  Additato al pubblico disprezzo, riceve solo la solidarietà del giovane narratore, anch’egli un escluso, perché  a sua volta investito dal clima di crescente intolleranza che ha proceduto in Italia il varo delle leggi razziali.

Non bisogna dimenticare che nel periodo nazista molti omosessuali, dopo gli ebrei, furono perseguitati, internati e uccisi nei campi di sterminio, fortunatamente in Italia le autorità fasciste punirono la “devianza sessuale” con il semplice confino. Un odio inaccettabile, tutt’oggi esistente.

Parallelamente a quella del medico, scorre la storia non meno drammatica del narratore, che sperimenta su se stesso l’irreparabilità dell’offerta inferta dalla discriminazione razziale e dalla indifferenza di una società della quale si sentiva far parte.
Bassani ci presenta un narratore che non vuole ricordare con precisione i suoi contatti con il dottore, la memoria confusa, il ricordo offuscato,  è un tentativo da parte dell’io narrante di dissociarsi moralmente da Fadigati quando invece si può notare che la memoria è lucida, precisa nel menzionare anche i più piccoli  dettagli.

Giudicato dalla critica fra le opere migliori di Bassani per il perfetto equilibrio fra impegno sociale ed elegia, “Gli occhiali d’oro” propone in una prosa limpida e sobria, e come dice Moravia “un confronto molto acuto sulle diversità dell’ebreo e dell’omosessuale mettendo in luce la comune condanna all’esclusione decretata dal pregiudizio e dal conformismo”.

Luogo privilegiato e filo conduttore della narrativa di Giorgio Bassani è la Ferrara della colta borghesia ebraica.  La città, con le sue strade, i suoi personaggi, la sua storia, il tragico periodo della persecuzioni razziali, è protagonista di ogni vicenda, spazio al tempo stesso interiore è reale, depositario di memorie intime e collettive. La storie individuali dei personaggi, segnati da solitudine e diversità, ma anche incapacità di agire, rispecchiano la tragedia di un mondo chiuso nell’illusione dell’inviolabilità dei propri valori che viene improvvisamente travolto dall’insensatezza del fascismo, di cui non ha saputo comprendere la pericolosità.

Giorgio BassaniNasce a Bologna nel 1916 da una famiglia ebrea di origine ferrarese, si laurea in Lettere presso l’Università di Bologna, dove ha seguito, fra gli altri, i corsi di storia dell’arte di Roberto Longhi uno dei massimi storici d’arte. Pubblica sotto lo pseudonimo di Giacomo Marchi il volume di prose “Una città di Pianura”, considerate dallo stesso scrittore “una prima prova giovanile”.

Durante gli anni della guerra partecipa attivamente alla Resistenza e conosce anche l’esperienza del carcere. Vive Ferrara fino al 1943, dopo si trasferisce Roma, dove lavora come redattore della rivista di letteratura internazionale Botteghe oscure (1948-60); dal 1958 al 1963 dirige la “Biblioteca di letteratura” dell’editore Feltrinelli, pubblicando, fra l’altro, “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, testo rifiutato da Elio Vittorini.

Nel 1962, dopo una lunga gestazione durata una ventina di anni, pubblica “Il giardino dei Finzi-Contini”, “Premio Viareggio” di quell’anno.
Le opere successive dello scrittore sono: “Dietro la porta” (1964), “L’Airone” (1968) e “L’odore del fieno” (1973), riunite nel 1974 in un unico volume insieme al romanzo breve “Gli occhiali d’oro” (1958), dal significativo titolo “Il romanzo di Ferrara”.

Bassani è stato uno scrittore di non molti libri e di pochi temi, filtrati attraverso una severa esperienza di cultura e di riflessione morale.

Muore a Roma il 13 aprile del 2000.
Ferrara al suo amato scrittore ha dedicato il grande parco detto dell’ Addizione Verde, oggi Parco Giorgio Bassani, «che insieme con il museo Shoah, costituisce un monumentale esempio europeo di come si possa collegare il passato con il futuro, una ferita della storia con la bellezza leggera di un giardino pubblico».

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