Giovani in fuga: l’84, 3% dei giovani meridionali pronti a lasciare il sud per cercare lavoro.

Non si arresta il fenomeno migratorio di molti giovani meridionali che vanno al nord Italia o addirittura all’estero per cercare lavoro. Forse ci si occupa tanto dell’immigrazione clandestina e si trascura la crisi del Mezzogiorno d’Italia e dei giovani meridionali costretti a lasciare il proprio territorio per cercare fortuna da un’altra parte. Da questo punto di vista l’Italia rappresenta un caso singolare in Europa, caratterizzato da un forte divario tra l’ambiente stimolante del Nord e la situazione drammatica del Sud. Per molti giovani meridionali il Nord Italia o estero rappresenta una sorta di “isola felice” per poter trovare una stabilità economica e realizzare le proprie ambizioni. Sono varie le motivazioni che spingono i giovani altrove; solo per la semplice voglia di fare nuove esperienze, come nella maggior parte dei casi, per trovare delle opportunità che consentono loro di sopravvivere o perché non hanno più fiducia nella politica locale e nelle Istituzioni.

A confermarlo, un recente studio condotto dall’Istituto Toniolo di Milano in collaborazione con l’Università Cattolica; il numero dei giovani meridionali che non studiano e non hanno una occupazione supera il 35% e l’84,3% dei giovani è pronto a lasciare il Sud per trovare lavoro altrove. Il fenomeno si estende anche tra gli studenti: gli atenei del sud hanno perso circa 45 mila iscritti contro un sempre più alto numero di domande verso Atenei del nord, precisamente: Lombardia, Piemonte e Trentino Alto Adige.

Dopo aver letto questi dati preoccupanti sulla condizione giovanile del sud Italia, vogliamo dare una possibile soluzione e dare luce sulle diverse problematiche che, certamente, non tranquillizzano i giovani.

Secondo Gaetano Scuzzarella, Finance Manager presso una multinazionale tedesca con sede nel nord Italia, il problema potrebbe risolversi da parte di Stato e Regioni attuando politiche di ridimensionamento del “Sistema Meridione” attraverso il potenziamento del turismo, delle infrastrutture come aeroporti, ferrovie, strade, mettendosi nei panni del turista per offrire più servizi a prezzi competitivi. Inoltre, creare innovazione attraverso una collaborazione tra università e aziende.

«Bisogna creare un ambiente competitivo- ha concluso il Finance Manager – ricco di opportunità di studio e lavoro per attrarre talenti e lavoratori in genere. Invece le uniche scene a cui si assiste sono di vedere singoli o intere famiglie andarsene perché non ci sono alternative».