Giudice: Cara Feltrinelli…chi passa per Gela non ne comprende l’anima

 

Cara Feltrinelli, 

“che Gela, ad oggi, non sia una delle mete turistiche più ambite della Sicilia lo potrà constatare anche un occhio distratto che, percorrendo la caotica via Venezia, probabilmente non desidererà altro che immettersi sulla statale per raggiungere i più gettonati centri del barocco o la monumentale Agrigento, che, forse per ironia della sorte, da Gela fu fondata”. Questo é l’incip di una messaggio che Ignazio Giudice, segretario provinciale della Cgil rivolge alla casa editrice  che nella descrizione di Gela su una guida turistica, denigra la cittá, definendola “uno dei posti piú inquinati”, e dicendo di essa “non potrebbe avere aspetto peggiore”. Il sindacalista rimarcare le contraddizioni  che la cittá presenta.  “I suoi stessi abitanti che, quotidianamente, affrontano i tanti disagi – scrive Giudice- non solo di una comune città del Sud ma di un luogo che, sempre più spesso, sembra racchiudere in sé le contraddizioni più aspre e le bellezze più struggenti dell’intera isola”. Per il sindacalista “Gela conserva ancora tutto il potenziale di una delle città più antiche della Sicilia seppur le strategie da mettere in campo siano molteplici e richiedano tempi più lunghi, forse non comodi per chi, viaggiando per lavoro, intende catturare l’identità e il cuore di un luogo solo attraverso una prima impressione” . Una cittá ferita che desidera fortemente il riscatto. “Difficile curare le ferite di intere generazioni, deluse nelle aspettative da chi avrebbe potuto e dovuto compiere scelte differenti ma che, invece, ha optato per quelle più immediate, comode, superficiali, lontane da Gela, da ciò che essa in modo cristallino ci suggerisce ogni giorno” , comunica Giudice.  Cittá dai tramonti unici. “Lo vediamo – scrive il sindacalista- nella luce accecante che investe l’arenaria dei suoi siti archeologici, la cui unicità è ancora studiata in tutto il mondo,  nei tramonti rossi che annegano docili in quel golfo che per primo fu liberato dalle truppe alleate, nella sabbia morbida trasportata dai vicini deserti di cui scrisse Quasimodo e su cui Eschilo scelse di trascorrere i suoi giorni di pace, nelle possenti mura federiciane che abbracciano il centro abitato dove ancora resistono nobili palazzi e chiese settecentesche, nelle tradizioni religiose i cui simboli si tramandano dai tempi immemorabili, nel volo delle cicogne che, ogni anno, per nidificare scelgono proprio questa terra dolce e amara.  Amara come il sapore che per anni i gelesi hanno sentito in bocca respirando i fumi di un finto progresso comodo a tutta la nazione, amara come la vostra spietata e lucida disamina; dolce come lo sguardo di coloro che credono e lottano per un futuro diverso, dolce come gli occhi di quegli attenti viaggiatori che sono certo, ben presto, si fermeranno a Gela e riusciranno a comprenderne l’anima” 

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