Giuseppe Fava: Ricandidarmi? Lascio spazio ai giovani

È presidente del Consiglio comunale di Gela dal 2010, un ruolo che lui considera creatività in quanto riesce a di volta in volta a coinvolgere e organizzare più persone alla costruzione di un progetto. Giuseppe Fava, classe 1963, una laurea in Geologia, ha dedicato tutta la sua vita alla politica, fin dai tempi dell’università. Dal partito Popolare, alla Margherita e infine al partito Democratico, ha sempre rispettato le direttive del suo partito. Più volte consigliere, assessore, e infine presidente di tutti i consiglieri è riuscito a dare una sua impronta a tale funzione democratica. Lo abbiamo incontrato per Accento, e nonostante di lui si dica che durante i consigli manifesti una certa rissosità, abbiamo trovato in lui disponibilità e galanteria. Giuseppe Fava è un uomo che non sopporta le ingiuste accuse, specie quando queste riescono a mettere in secondo piano reali i bisogni e le esigenze della città.

– Qualche giorno fa si è sottoscritto l’accordo di programma, che ha stabilito il futuro dello stabilimento Eni nella nostra città. Qual’é il suo punto di vista?

«L’accordo ha rispettato la delibera del Consiglio Comunale. Siamo partiti da una situazione che si prospettava negativa per il futuro della nostra città, e siamo arrivati ad una condizione di industria ecocompatibile, che apre una nuova era per Gela, con investimenti da parte di Eni di 2,2 milioni di euro, ma principalmente abbiamo ottenuto la conservazione dei posti di lavoro. Formazione, porto, offshore ibleo saranno alcuni degli interventi che presuppongono nuove prospettive. È evidente che a noi tocca il compito di monitorare la situazione e puntare su altre forme di sviluppo, senza cullarci di ciò che ci verrà dato. Ad esempio rimettere mano al progetto porticciolo turistico e riprendere attività abbandonate»

– Passiamo alla questione Agroverde. Quale è stato il ruolo del Consiglio Comunale e, se ci sono state, quali le responsabilità per la mancanza di decollo del progetto?

«Il Consiglio ha il dovere di accompagnare la proposta di un progetto che può dare un impulso economico al territorio e dare concrete possibilità occupazionali, poi devono essere gli imprenditori ad essere credibili. Il consiglio non ha nessuna responsabilità in merito, abbiamo solo scommesso su un progetto che era bancabile, e che avrebbe dato alla città il più grande impianto fotovoltaico d’Europa, ma che può essere ancora ripreso»

– A proposito di Consiglio Comunale, si assiste spesso ad assenze dei consiglieri e infiniti rinvii. Non pensa che la città finisca con il non fidarsi dei propri rappresentanti?

«Dai tempi della prima Repubblica, la politica fa i capricci e mostra lentezza in certe questioni. Io ritengo che il consigliere abbia il dovere di partecipare ai lavori, e di prendere una posizione, giusta o sbagliata che possa essere. Il consiglio qualche problema lo ha creato con le assenze, ma quando si è trattato di discutere un problema serio per la città, ha mostrato compresenza di tutti in consiglieri, a difesa del proprio territorio. Il Consiglio si è trovato compatto a difendere la città e i lavoratori Eni del diretto e dell’indotto, a votare i debiti fuori bilancio, problema atavico, e nella questione dei Consorzi. Resto dell’idea che il consigliere abbia il ruolo di rappresentare la città, e che debba farlo rispettando ogni dovere»

– I suoi detrattori dicono che, più che essere super partes, sia filogovernativo e che tenga la stampella del sindaco. Come stanno effettivamente le cose?

«Ritengo di essere super partes quando si votano gli atti e si deve produrre per la città, anche votando positivamente o negativamente. Sono coerente con il sindaco che ho avuto e che ha il dovere di governare. Del resto faccio parte di una maggioranza che ha vinto le elezioni, e mi sento responsabile nei confronti della città, e per questo a volte posso sembrare filogovernativo»

– Siamo quasi alla fine dei cinque anni di amministrazione, sono prossime le elezioni. Si dia un voto per come ha svolto il ruolo di presidente del Consiglio

«Penso di darmi la sufficienza. Non riesco a valutarmi più di tanto, e poi penso che gli unici in grado di darmi un voto saranno gli elettori, se deciderò di ricandidarmi»

– A proposito di elezioni. Pensa di ricandidarsi alle prossime comunali, come consigliere? Ha altri progetti politici?

«Non credo di ricandidarmi. Voglio dare spazio ai giovani, è di loro che una città così martoriata ha bisogno. Sicuramente però sarò sempre disponibile  a dare un contributo alla mia terra»

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