Gli angeli in glicine del reparto di Oncologia di Gela. Vivere al meglio l’esperienza del cancro

Con i loro camici color glicine accolgono i pazienti del reparto di oncologia del Vittorio Emanuele di  Gela. Si tratta dei venti volontari appartenenti alla associazione Farc&C. (fondere assistenza ricerca cancro & cultura), che offrono un supporto fondamentale ai pazienti oncologici e alle loro famiglie. 
Il recupero della salute, infatti, non è unica  sfida che i malati di tumore  devono affrontare, ma c’è qualcosa’altro che tocca da vicino i pazienti e che cambia la loro vita, e influenza le loro abitudini, i rapporti familiari e sociali, e che potrebbe portare all’isolamento: è  la perdita della propria immagine e della propria identità, che si smarrisce man mano che le cure vanno avanti e che invece deve essere salvaguardata. 
Presieduta da Angela Lo Bello, la Farc&C, è nata sdi anni fa  proprio con lo scopo di di modificare l’iter travagliato dei pazienti che si devono sottoporre a chemioterapia. 
Abbiamo incontrato alcune dei volontari che spendono il loro tempo anche nell’infondere ai pazienti una iniezione di fiducia e un supporto psicologico che possa aiutarli a ritrovare  la forza di prenseresi cura di sè stessi. Con i loro volti sorridenti ci hanno accolto nel reparto oncologia, guidato dal dott. Roberto Valenza, le tre volontarie Silvia Gradito, Aurora Sola e Carmen Cascino. Lo stesso sorriso che hanno con i pazienti che arrivano con gli sguardi cupi e impauriti in quel reparto dove devono affrontare quel viaggio chemioterapico,  la cui meta è ignota. 
“Il nostro compito principale è evitare il disorientameno al paziente. Quando ad un paziente viene comunicata la diagnosi di cancro è disorientato: non sa dove andare. È disorientato nel senso della morte, della  realtà che ha. Il primo obiettivo è l’accoglienza del paziente, il supporto psicologico”.  Hanno detto le volontarie. Un grande aiuto ai pochi infermieri di cui è dotato il reparto di Oncologia. Tante le iniziative  portata avanti dai volontari,  come il progetto foulard e quello make up. 
 
L’esperienza cancro è una prova esistenziale che riguarda tutti gli aspetti della vita. La patologia oncologica cambia l’aspetto fisico, diventa difficile riconoscere la propria immagine, e le donne faticano ancor di più nell’accettare tali cambiamenti. 
“Noi le aiutiamo a ritrovare il desiderio di prendersi cura del proprio aspetto, per stare meglio con sè stesse e con le persone che hanno accanto. Le aiutiamo a truccarsi le sopracciglia che perdono a causa della terapia, oltre ai capelli. Insegnamo loro a curare la loro pelle, come truccarsi e quali trattamenti estetici possono fare. Non è solo, questo è un modo per regalare loro un momento di leggerezza, una parentesi durante la quale non pensano alla malattia e non si sentono malate. Ma anche un modo per riprendere la loro normale vita sociale una volta finita la terapia”. Hanno affermato le tre volontarie. 
Il progetto make up, che comprende anche la cura delle unghie, è iniziato con le donne ma è stato esteso anche agli uomini. Una scusa per istaurare un rapporto profondo con i pazienti, con supporto psicologico che aiuta nel processo di guarigione. 
L’impegno giornaliero viene offerto in maniera gratuita dalle volontarie, nessun compenso viene percepito per l’assistenza che offrono, e ognuno di loro si è avvicinata al mondo del volontariato per motivi diversi.
“Ognuno di noi ha una motivazione personale, al di là di fare volontariato e fare del bene. Veniamo con la presunzione di fare del bene e poi il bene viene fatto a noi, noi non percepiamo nessuno stipendio e nessun rimborso e siamo riempite di altro. Già dalla prima giornata i pazienti escono con una luce diversa negli occhi, rispetto a come sono entrati. Nascono amicizie importanti. Tanto l’amore che si dà e che si riceve. Ma anche tante le sofferenze quando qualcuno di essi non ce la fa. Il paziente oncologico affronta una lunga terapia e che dura mediamente 4 mesi, durante i quali si hanno otto dieci incontri, per cui il rapporto che si crea con noi diventa molto profondo”. Hanno detto le volontarie.
“Nascono amicizie importanti in questo reparto. Far uscire il paziente dall’isolamento, che è una delle peggiori conseguenze a  cui spinge questa malattia. La soddisfazione più grande è vedere il cambiamento nei pazienti, che inizialmente affrontano il percorso con tanti dubbi”. Hanno sottolineato le volontarie. 
 Qualcuno di esse ha avuto anche esperienza con la malattia. E tutte si danno un gran da fare, dalla raccolta fondi per sostenere l’associazione e per acquistare i cosmetici, allo screening  attraverso il kit di colonscopia.
Con loro sempre vicino il dott. Roberto Valenza,l’oncologo  che dirige il reparto del Vittorio Emanuele fin da quando è nato. Importante  è la collaborazione con i medici e gli infermieri del reparto. Mediamente il reparto accoglie 15 pazienti al giorno che si sottopongono alla chemioterapia. Pazienti di Gela, Niscemi, Riesi, Mazzarino, Licata, ma anche della provincia di Ragusa o Catania. 
Tumore al seno, al colon e ai polmoni sono le patologie più diffuse in città. Ci ha detto il dott. Valenza. Più del  50-60% dei pazienti trattata con chemioterapia riesce a  guarire. Naturalmente una diagnosi precoce aiuta a farcela. Mai sottovalure i sintomi. Qualunque infiammazione ha una durata di due settimane, il perseverare deve indurre a indagare. Questo è stato sottolineato dall’oncologo Valenza. 
E proprio da questo punto di vista tanti i progetti che sono stati portati avanti dal dott. Valenza con le volontarie Farc&C. Convegni e incontri che hanno l’obiettivo di sensibilizzare il territorio alle problematiche della malattia tumorale e alla prevenzione primaria e secondaria. Non tutti sanno che sia possibile effettuare in ospedale Vittorio Emanuele in maniera grauita lo screening per la prevenzione del tumore alla mammella e al colon. 
Importante anche l’alimentazione nella prevenzione della malattia. A tal proposito è stata organizzato una serie di incontri su alimentazione e tumore,  e impartite ai presenti come cucinare per stare bene. 
L’associazione è accreditata dalla Regione, fa parte del  e  convenzione con l’ospedale e della Favo (federazione italiana di associazioni di volontariato).  Una rete composta da volontari, medici e infermieri di cui i pazienti hanno bisogno. 
“Se noi non cambiamo il modo di pensare sulla malattia oncologica non si riesce ad affrontarla in maniera adeguata, inculcare l’idea che il tumore è una malattia come altre e come queste si deve saper affrontare. ” Ha affermato il dott. Valenza. 
 

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