Gli “orrori” più frequenti della lingua italiana, qualcuno direbbe che “c’è ne sono tanti”, altri solo “un pò”

La lingua italiana, si sa, è sempre stata ricca di forme ed espressioni, continuamente in trasformazione, aperta ai mutamenti, alle novità e forse è proprio questa sua caratteristica a renderla così affascinante e particolare, a volte talmente complicata da far sorgere dei dubbi persino a un parlante nativo. La confusione però non è generale, spesso anzi è circoscritta a determinati usi e parole che, pertanto, inducono a sbagliare. Una recente ricerca in merito ha evidenziato gli “orrori” più frequenti nella comunicazione scritta. Un italiano su tre, per esempio, sbaglia la grafia di “qual è”, inserendo un apostrofo non contemplato. Così un italiano su dieci scrive “c’è ne sono” al posto di “ce ne sono”; uno su sei “sufficente” e uno su due preferisce “cosa” al più corretto “che cosa”. Ancora due italiani su tre scrivono “un pò” al posto di “vorrei un po’ di torta”. Il 5% degli Italiani scrive “pultroppo”, il 4% “a me mi” determinando così una ridondanza pronominale e il 2% “propio”. Uno studente su tre scrive “le camice”, sbagliando il plurale che vorrebbe la i e “le provincie” in cui l’inserimento della vocale non è ammessa. Insomma, una breve carrellata di “orrori” che, purtroppo, non finisce qui…