Günter Grass: dal Waffen SS al Nobel per la letteratura

“Il tamburo di latta”, ambientato a Danzica, città natale dello scrittore, è il racconto del nano Oskar Matzerath che nel manicomio criminale in cui è rinchiuso, perché accusato ingiustamente dell’omicidio di una infermiera, decide di ripercorrere la storia della sua vita e ancor più della sua famiglia, perché ne sente il bisogno, aiutato dal suo tamburo di latta, il suo primo giocattolo infantile, ma da allora inseparabile talismano.

Oskar ritiene che prima di poter parlare della sua vita bisogna necessariamente commemorare i suoi antenati, infatti il racconto parte dal misterioso modo in cui Anna, la strana nonna materna, alla fine del diciannovesimo secolo nel cuore della Casciubia, seduta dentro le quattro gonne tra i cesti di patate raccolte, intenta a cuocerle sotto la ceneri resta incinta di Agnes, la madre di Oskar, del patriota polacco fuggiasco Gregor che proprio tra quegli strati di panno trova rifugio. I due si sposarono e decidono di andare a Danzica nel 1900, posto dove nessuno può separarli. L’uomo appropriandosi dell’identità di uno affogato di cui nessuno ha denunciato la scomparsa, non cambia solo nome e lavoro, ma anche carattere.

Un giorno vedendo la polizia intuisce che erano lì per lui, fugge ma raggiunto si tuffa in acqua e scompare definitivamente. Anna sposa il fratello di Gregor, un uomo violento, dedito solo a soddisfare i propri piaceri, costringendo la donna ad aprire un negozio per provvedere al suo mantenimento e quello della figlia. Quando qualche anno dopo l’uomo muore la sua stanza viene occupata dal nipote Jan Bronski, di cui si innamora Agnes, ma sposa il tedesco Alfred Matzerath, un uomo buono, allegro e ottimo cuoco di minestre. Il tema della cucina come espressione positiva è congeniale a Grass, madri o mogli dominano il racconto de “Il rombo” del 1975, ma ancora di più la commedia “I cuochi cattivi” del 1961, anche Oskar alla fine del romanzo ricorda e teme la Cuoca Nera, per Grass rappresenta la coscienza, il segreto non confessato di aver fatto parte delle SS.

Si conoscono nell’ospedale di Sibernamme dove Agnes è infermiera volontaria e Alfred è ricoverato, per una ferita da proiettile alla coscia. Anche Jan si sposa, ma nonostante ciò i due continuano a vedersi. Qualche tempo dopo nasce Oskar, un bambino astuto e intelligente capace di leggere nelle anime dei suoi simili, che viene registrato con il cognome di Matzerath, ma molto probabile il padre è Jan. Questa scissione della madre tra opposti sentimenti, questa sua perenne indecisione, che la porterà al suicidio per indigestione di pesce salato in scatola, l’infanzia vissuta nel triangolo tra la madre, il marito e l’amante padrino o probabile padre naturale ha un primo effetto su Oskar, che non vuole a tutti i costi uscire dal ventre materno, spaventato dal destino profetizzatogli da Matzerath, per ribadire il suo rifiuto del mondo, quando a tre anni riceve in regalo il tamburino di latta bianco e rosso, la decisione è presa: non crescerà più, un segno di protesta nei confronti del mondo dei grandi e soprattutto nei confronti dell’odiato patrigno filonazista.

Da questa piccolezza si può meglio insidiare e giudicare il mondo dei grandi, la prospettiva rovesciata è grottesca ma veritiera, si possono spaccare i vetri della città con urla laceranti, disturba con il suo strumento i comizi del Partito Nazista, si diverte anche a fare il ‘tentatore’ spingendo gli altri a rubare, si riesce perfino a liberarsi dei due padri, spingendo Jan sotto un bombardamento, è la seconda guerra mondiale che parte proprio da Danzica, e Matzerath a ingozzarsi con il suo distintivo fascista, davanti all’avanzata dei russi. Grass come Oskar non accetta l’atteggiamento di rimozione dei tedeschi per tutti gli orrori legati al Nazismo, il nano diventa la voce dello strazio di una Nazione, l’Orrore si fa carne e si materializza in un antieroe, una sorta di cattiva coscienza dell’Ariano ideale.

Dopo il suicidio della madre e la morte del marito, il nano Oskar scappa e viaggia per tutta l’Europa con un circo, suonando il suo tamburo, principale veicolo di espressione delle sue emozioni, l’ostinazione a percuotere il tamburo, sempre appeso al collo, si può considerare come il grido d’aiuto, schiacciato dalle atrocità della guerra ma che nonostante il peso cerca di far sentire la sua voce. Ma la fine catastrofica della guerra nazista divide la Germania, porta Oskar da Danzica a Düsseldorf, dove all’età di ventotto anni decide finalmente di crescere e diventare compositore per tamburo, un banditore dei nuovi tempi, per celebrare magari la crescita clamorosa della libera e democratica Germania, una crescita che forse, come quella del tamburo, non è così sicura e armoniosa se ad Oskar spunta presto una gobba…(il peso che la Germania è destinata a portare sulle sue spalle e anche il giudizio che il mondo avrà sul popolo tedesco che si è macchiato di un crimine così orribile).

È il romanzo a cui Günter Grass deve la fama internazionale, rimasto anche il più famoso per la condanna impietosa della ferocia che caratterizza la storia europea e in particolare la società tedesca tra le due guerre. Si tratta di una denuncia amara realizzata attraverso la figura allegorica e allucinata del nano protagonista che, con il suo inseparabile tamburo, ha vissuto nella menzogna pubblica e privata fino all’approdo nella cella del manicomio. Oskar rappresenta il destino della Germania, la sua crescita è la presa di coscienza dei tedeschi nei confronti dei crimini commessi durante il periodo del nazismo e il nano/mostro Oskar non è altro che la Germania del dopoguerra. Il viaggio è quello compiuto dai profughi tedeschi delle antiche provincie dell’Est che nell’immediato dopoguerra vennero ceduti ai russi, annessi alla Polonia.

L’elemento centrale di tutta la sua opera è la storia tedesca, infatti tutti i suoi romanzi ci offrono un’occasione unica di scoprirla attraverso un occhio interno, perché il compito della letteratura è quello di renderla leggibile e come afferma lo stesso Grass: “credo che sia impossibile dominare il futuro senza tenere in considerazione il passato, che non si possa vivere esclusivamente il presente”.

Gunter GRASSGünter Grass, Danzica 1927 – Lubecca 2015,  è uno degli scrittori più polemici, aggressivi e insofferenti all’ipocrisia e al perbenismo del lungo dopoguerra di rimozione tedesca. Appassionato sostenitore della necessità dell’impegno politico degli scrittori, ha manifestato in moltissime occasioni la sua vicinanza al partito socialdemocratico, pur mantenendo una sostanziale indipendenza di idee e di posizioni, come ha dimostrato in occasione delle aspre critiche rivolte all’unificazione tedesca, perché per lo scrittore sarebbe stato meglio tenere le due Germanie divise, una nazione unita avrebbe ripreso inevitabilmente il suo ruolo belligerante.

Nel 1999 è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura con questa motivazione: “le sue licenziose fiabe ritraggono la faccia dimenticata della storia”. In una intervista successiva al Nobel lo scrittore dichiara che all’età di diciassette anni ha militato nelle Waffen-SS, solo per allontanarsi dalla sua famiglia, la sua rivelazione scaturisce aspre polemiche non solo in Germania, tanto che alcuni hanno chiesto la restituzione del prestigioso riconoscimento.