“Ho ucciso io Aldo Naro”, confessa il colpevole della morte del venticinquenne

Ha un volto e un nome il responsabile della morte di Aldo Naro, il venticinquenne, neolaureato in Medicina, deceduto dopo una rissa in una discoteca di Palermo la sera del 13 febbraio. Si tratta di un ragazzo di diciassette anni, del quartiere Zen, che in queste ore è stato ascoltato da un Magistrato della Procura Minorile alla presenza dei Carabinieri del nucleo investigativo che erano risaliti a lui grazie alle testimonianze di più di cento persone e ad alcuni messaggi scambiati sui social network. “Ho ucciso io Aldo”, avrebbe confessato costituendosi presso il Carcere minorile Malaspina del capoluogo siciliano. A scatenare la rissa in discoteca un futile motivo: un cappellino di carnevale strappato dalla testa del venticinquenne che avrebbe immediatamente provocato l’aggressione nei suoi confronti. Una pesante scazzottata che avrebbe fatto finire a terra Aldo Naro, colpito immediatamente da un calcio alla testa che gli ha provocato un’emorragia celebrale. Quattro giorni di indagini serrate per ricostruire l’esatta dinamica di quanto accaduto in quel maledetto venerdì sera in cui i sogni e i progetti di un giovane medico si sono spezzati e con questi anche quelli di un’intera famiglia piombata nel dolore. Intanto, proprio oggi amici e parenti si sono stretti attorno alla sua bara per dargli l’ultimo saluto. “Com’è possibile morire nel terzo millennio per l’inciviltà di altri giovani? – ha tuonato il Vescovo di Caltanissetta, Mario Russotto, durante i funerali – Aldo voleva salvare tante vite umane e proprio della vita era immensamente innamorato”. Sul feretro del giovane tantissimi fiori bianchi e un camice che avrebbe dovuto indossare. Vicino alla bara anche un cuscino di rose rosse voluto dalla fidanzata Simona con la scritta: “I nostri sogni resteranno per sempre nel mio cuore. Ciao, Aldo”.