I comitati pro Liberi Consorzi diffidano Crocetta, Ardizzone e Leotta

Libertà di scelta. È questo che invoca la popolazione che aveva scelto con un referendum confermativo di aderire al Libero Consorzio di Catania, poi eliminato con l’art. 52 della legge sui Liberi consirzi, approdata presso la Commissione Affari Istituionali dell’Ars. Per tale ragione i  componenti dei comitati promotori dei Liberi Consorzi siciliani, hanno inviato al Presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, al Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Giovanni Ardizzone  e all’Assessore Regionale delle Autonomie Locali e Funzione Pubblica, Ettore Leotta, un atto stragiudiziale di Diffida, per dare seguito a quanto disposto dalla L.R. 8/14, laddove intanto tutta la politica regionale si ostina indefessamente a proteggere i 9 collegi (coincidenti con le ex province) per l’elezione all’Ars. “Ciò che sta avvenendo in Sicilia a causa della riforma dell’ente intermedio, è di una gravità inaudita”. Si legge in una nota inviateci dal Comitato per lo Sviluppo dell’area gelese. “Dopo aver approvato una Legge (L.R. 8/14), ponendo le condizioni,  per la costituzione di nuovi Liberi Consorzi e la migrazione da un  ente intermedio (Libero Consorzio o Città Metropolitana) ad un altro, innanzi all’azione di alcuni comuni che hanno correttamente espletato l’iter di migrazione, come Gela, il parlamento siciliano si accinge ora a produrre un’altra Legge disapplicando la L.R. 8/14. Una condotta omissiva rispetto ad una legge in vigore ed a cui si dovrebbe invece dare attuazione, non tenendo in considerazione alcuna le scelte dei Consigli Comunali e, cosa ancor più grave, non tenendo conto nei casi di Gela, Piazza Armerina, Niscemi e Licodia Eubea, della volontà delle popolazioni che si sono espresse attraverso referendum confermativi, nel complesso votati da 33.000 cittadini”. Scrive il Csag. Se a fronte di tutto ciò, il Parlamento regionale decidesse di voler ugualmente procedere, sarebbe la prima volta in Italia in cui non viene dato seguito ad un referendum confermativo. L’atto stragiudiziale di diffida, pertanto, è solo un’anticipazione: i comitati, i cittadini e le amministrazioni locali, sono determinatissimi ad andare avanti, pur di far rispettare le libere scelte.  “Se il Governo ed il Parlamento regionale, continueranno a procedere nella direzione che porta all’annullamento delle volontà dei comuni e delle volontà popolari, allora inizieremo un percorso difficile, intraprendendo anche le vie legali attraverso la Corte Costituzionale e gli istituti Europei. Chi pagherà i danni? Tutto ciò, non sarà piacevole per la Sicilia ed i siciliani, in quanto ci porrebbe all’esterno come una regione priva di orientamento, di rispetto nei confronti delle regole (Leggi), della libertà, della democrazia e, non ultimo, del buon senso”. Concluse il Csag