I nomi degli arrestati: imponevano la “guardiana” ad imprenditori agricoli. Denunciati grazie alla associazione antiracket gelese

Questi  i nomi dei 22 indagati dell’operazione antimafia “Redivivi” eseguita eseguita questa mattina a Gela dalla squadra Mobile di Caltanissetta, in collaborazione con il commissariato di Gela,  la Squadra Mobile di Livorno e con l’ausilio di pattuglie del Reparto Prevenzione Crimine e di Unità Cinofile. . 

 Misure di custodia cautelare con carcere per Vincenzo Trubia di 44 anni, Nunzio Trubia 55 anni, Davide Trubia di 33 anni, Rosario Trubia 25 anni, Luca Trubia 24 anni, Simone Trubia 20 anni, Paquale Andrea Trubia 33 anni, Pasquale Lino Trubia di 26 anni; Luigi Rizzari 39 anni, Rosario Caruso 26 anni, Francesco Graziano Giovane 32 anni, Ruggiero Biundo 40 anni, Manuele Rolla 30 anni, Cristofer Luca Tasca 22 anni, Fabio Crisci 23 anni e Baldassarre Nicosia di 22 anni

Arresti domiciliari invece per Giuseppe Carnazzo di 30 anni, Rosario Trubian 26 anni, Serafino Tuccio 23 anni e Rosario Davide Albanon 32 anni. Due i ricercati: Rosario Maichol Trubia e Petrut Stelian Ursica.

 Le indagini sono state avviate grazie alle dichiarazioni di alcuni imprenditori. Le vittime, subivano minacce da parte di alcuni membri del clan legate soprattutto alla gestione del giro di ferro e plastica nelle serre. Imprenditori che  hanno deciso di denuncire attraverso l’associazione antiracket. La presunta organizzazione, si sarebbe pure dedicata ad un fiorente traffico di stupefacenti, che serviva a sostenere l’associazione, vicina alla “stidda” vittoriese legata alla famiglia  Dominante-Carbonaro. Alcuni imprenditori gelesi del settore della raccolta plastica avevano segnalato l’estromissione, con atti intimidatori, dal mercato della raccolta di plastica dismessa dalle serr  da conferire in siti autorizzati, e l’imposizione della “guardiania” nelle aziende agricole di contrada Mignechi e Bulala e in altre zone limitrofe, dove vi sono coltivazini in serra. Fondamentale il contributo dell’Associazione Antiracket di Gela che ha incoraggiato gli imprenditori a denunciare. L’organizzazione criminale avrebbe tentato di imporre il proprio diktat sul territorio. Ad assumere il comando di Cosa nostra a Gela era stato Vincenzo Trubia, nominato “reggente”, il quale nonostante sottoposto alla sorveglianza speciale che gli impediva di allontanarsi da Gela, ha imtrattenuto  rapporti con personaggi di notevole spessore criminale del territorio nisseno, permettendo così ai clan Rinzivillo ed Emmanuello di riorganizzarsi per dedicarsi oltre alle estorsioni, anche al traffico di stupefacenti e riprendere in mano il controllo del territorio gelese. L’organizzazione mafiosa disponeva anche di armi, pistole e fucili, custodite illegalmente da diversi indagati, utilizzate per intimidire gli imprenditori. Tra gli arrestati, familiari (fratelli e nipoti) di collaboratori di giustizia.

 Nel corso dell’attività di indagine venivano operati anche sequestri di sostanza stupefacente del tipo cocaina.

 

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