I ponti dell’Eni a Gela. Ing. Mauro: eliminare l’inutile ferraglia e bonificare

Il crollo del ponte Morandi di Genova ha causato 43 morti, il Governo Salvini-Di Maio senza battere ciglio ha decretato sia l’esclusione della società concessionaria Autostrade spa dalla possibilità di costruire direttamente la parte del ponte crollato,  e sia a carico della stessa l’onere di pagare le spese della ricostruzione ed anche di più. Decisione saggia quella del Governo italiano da imitare e da applicare almeno su tutti i casi analoghi. Un caso analogo  Gela con l’ingombrante e poco opportuna presenza ENI.

A tal proposito abbiamo sentito l’ing. Renato Mauro, ex direttore generale del comune di Gela.

-Quale puó la principale analogia tra il ponte Morandi e lo stabilimento Eni che per oltre sessant’anni ha sfruttato il territorio?

“L’analogia non è tanto da riportare  eventuale correlazione dell’inquinamento manifesto con le morti premature di molti gelesi operanti nello stabilimento petrolchimico, perché su questo se ne farà carico la scienza, i tribunali e la storia. Ma la morte prematura a volte non è quella fisica ma quella civile ed economica di tante vite e di tante famiglie che hanno perso il lavoro e molte aziende credulone che hanno visto andare in fumo programmi e progetti di un ambizioso futuro. A Gela il cane a sei zampe ha voluto fare a meno delle gambe dell’uomo che dovevano essere in simbiosi con la macchina della modernità.”

– Meglio morire di cancro che di fame, si recitava in uno dei cortei contro la chiusura di Eni in città. Ricorda?

-“Nel recente passato sfilarono oltre 30.000 persone nel corso Vittorio Emanuele di Gela, maestranze, politici, tutti i sindaci del comprensorio bardati con la fascia tricolore , uomini di partito, religiosi, dirigenti ENI… ma era l’epoca di una condivisione di un progetto in cui il pet-coke, notoria produzione tossica avrebbe determinato a ragione la chiusura dello stabilimento per una procedura giudiziaria attivata dal Tribunale di Gela. Infatti, un sostituto Procuratore della Repubblica aveva contestato la palese violazione ambientale alla multinazionale governativa. 

Per neutralizzare il coraggioso tentativo dell’allora Procuratore della Repubblica dott. Angelo Ventura e del suo Sostituto Procuratore della Repubblica del Tribunale di Gela Dott.ssa Cannatà -, a tutti i deputati del Parlamento Nazionale e poi a quello Europeo fu chiesto di legiferare in favore dei desideri e degli interessi economici  dell’ENI trasformando per legge, come con una bacchetta magica, ciò che era tossico in ottimo combustibile.

Ai nostri lavoratori solo la scelta di non porre attenzione alla salute se volevano conservare il lavoro.

“Nel 6 novembre del 2014  è arrivato il protocollo di intesa con Eni, e da lì è iniziato il declino della città di Gela. Perchè si è arrivato a questo punto?

-Oggi l’ENI sul territorio non è più un grande bacino elettorale, capace di eleggere consiglieri, sindaci, presidenti di regione e non ha più quella forza politica che gli consentì, con fulminea tempestività, di ridurre al lumicino la presenza a Gela, favorita da un accordo scellerato al ribasso tra la regione siciliana, rappresentata poco dignitosamente da un gelese, con il Presidente del Consiglio pro-tempore Matteo Renzi.

-L’ex premier Renzi venne in città  a promettere un lavoro che non ci sarebbe mai stato

“Fu sufficiente un selfie tra il Matteo nazionale ed i nostri compiaciuti compaesani che 60 anni di storia industriale furono cancellati in un attimo, senza rossore e senza una opportuna ed adeguata ristorazione alla comunità di Gela che per molti decenni aveva pagato un prezzo altissimo sotto il profilo ambientale e chissà per quanti anni ancora dovrà subire un pericoloso declino.”

-Con la chiusura di Eni alla città è rimasto solo un ammasso di ferraglia, e poche speranze di lavoro. Cosa si sarebbe dovuto chiedere alla multinazionale?

“La comunità di Gela non ha avuto i 43 morti di Genova, ma penso che abbia subito un cataclisma che ha investito tutti i 75.000 abitanti ed avrebbe meritato almeno un pò di rispetto avviando da subito, in quella immensa area di 600 ettari ove per decenni si era insediato il cane a sei zampe, la demolizione immediata di quelle aride colonne di ferro e cemento oggi testimoni del reale fallimento industriale siciliano.

-Forse la politica si è fatta convincere dalla riconversione industriale del sito?

“La dirigenza politica di questa città in questi anni, ha però poche giustificazioni avendo successivamente riposto rinnovata fiducia all’ENI , malgrado l’obiettiva responsabilità del fallimento nella propria missione industriale, affidandosi incautamente al cane a sei zampe per una nuova reindustrializzazione del sito, attraverso la famigerata società Gela Sviluppo in liquidazione. La società Gela Sviluppo  bruciò enormi risorse dello Stato assumendo l’ENI il totale controllo sostenuto sfacciatamente dai rappresentanti di tutti gli organi istituzionali.

C’è di più.  Il cane a sei zampe torna a sbandierare altre iniziative che vanno sotto il nome di raffineria green e peggio ancora di recente il recupero di oli esausti provenienti da ogni parte .  Siamo seri c’è un limite a tutto.”

-La città sta attraversando una crisi senza precedenti, cosa bisogna chiedere al Ministro del Lavoro e al Ministro degli Interni?

“Chiedere ai rappresentanti del governo italiano, Salvini e Di Maio, una parità di trattamento, almeno con la città di Genova, nei confronti di una multinazionale governativa, è un diritto sacrosanto che potrebbe forse dare frutti insperati.

Per ogni impegno imprenditoriale di ENI nel sito di Gela, dovremmo ormai essere tutti d’accordo a declinare tale inopportuna prospettiva, guai a non avere memoria del passato.

-Come si dovrebbe procedere?

“Un atto di amore per questa città, da parte del Governo Salvini-Di Maio, sarebbe quello di far calendarizzare alla loro multinazionale, l’eliminazione di tutta quella inutile ferraglia emergente dal suolo di quella immensa area dell’ex petrolchimico di Gela  nonché la rimozione di quella rete di condotte non più efficiente sparsa capillarmente in tutto il territorio, oltre alla bonifica dei suoli per quanto possibile.

Gela ed i suoi cittadini dovranno convincersi che bisogna iniziare da zero, risollevarsi è possibile e nelle potenzialità dei gelesi, perché nella sua storia millenaria questa città ha dimostrato di sapersi risollevare pur essendo stata distrutta e depredata più volte.”