I prigionieri di Sirte. Presentazione stasera all’Eschilo Lab

Si terrà stasera presso l’Eschilo Lab, la presentazione del libro “I prigionieri di Sirte”, di Nino Milazzo (A&B Editore). Organizzato dalla libreria Mondadori  in collaborazione con l’Assessorato alla cultura di Gela , l’incontro parteciperà, vedrà la presenza dell’autore e del  il prof. Roberto Tufano. L’evento avrà inizio alle 19:30.  
 
Nino Milazzo, che è stato vicedirettore del «Corriere», condirettore della «Sicilia» di Catania, e vicedirettore vicario dell’«Indipendente», oltre ad altri prestigiosi incarichi, ne è un esempio importante. Siciliano schivo, rigoroso, severo, autorevole, ha deciso di scrivere un romanzo breve, collocato ai nostri tempi, i tempi del califfato. I tempi delle nostre paure e della difficoltà nel riconoscere questo mondo globalizzato che sembra sgretolarsi, assieme alle nostre fragili certezze. Il grande Dino Buzzati, nel suo Deserto dei Tartari, ci ha raccontato l’ansia dell’attesa, e forse quell’attesa era proprio legata ai tempi lentissimi del «Corriere». Milazzo, che quei tempi ha conosciuto, racconta l’angoscia di non saper capire fino in fondo il presente nel suo romanzo I prigionieri di Sirte (Editoriale Bonanno, pagine 108, e 10). Un libro nel quale l’autore innerva nei pensieri e nelle domande più profonde i dubbi, le passioni, e ovviamente, con sincerità, non ha paura di affrontare i propri limiti. Leonardo Sciascia, ne sono certo, l’avrebbe definito «un romanzo profondamente siciliano», di quella Sicilia seria, pronta a lottare contro la mafia ma non prigioniera delle lusinghe dei professionisti dell’antimafia.
 
Milazzo racconta una storia terribile, che parte dalle suggestioni magiche di Cortina, con le sue albe mozzafiato, per scendere nel pozzo degli infìdi intrecci di gelosie familiari, fra i tormenti del tradimento. Una giovane coppia di fotoreporter siciliani viene ferita a morte da un parente complessato e scapestrato, vestito di un sordo rancore, che cerca nello Stato islamico la sua rivincita. Pronto a tutto, persino ad «accoltellare» metaforicamente il fratello, fino a scendere nell’abisso della vendetta più bieca; ma alla fine costretto a pagare il prezzo più alto della sua scelta rabbiosa, cinica, e soprattutto stupida.
 
La forza del romanzo, che si snoda tra la Sicilia dei migranti e Sarajevo, concludendosi nelle ultime terre conquistate dall’Isis in Libia, è proprio l’analisi dei percorsi tortuosi che possono spingere all’abbraccio mortale con lo Stato islamico, a causa di debolezze che nulla hanno da spartire con l’islam ma che dall’islam più estremo, feroce e oscurantista sono irresistibilmente attratte. Nino Milazzo, oltre alla sua eccellente scrittura, è un fine analista, che ama la storia e gli scenari della geopolitica. Scenari che nel racconto precedono, seguono e spiegano i perché del tortuoso percorso fra lusinghe e minacce, tra avventure e ferocia.