I tedeschi trasformano i postacci in oro, qui é successo il contrario. Gela su Report

Mentre i tedeschi trasformano i postacci in oro, da noi succede il contrario. Così la giornalista Milena Gabbanelli durante la trasmissione Report, andata in onda ieri sera, ha  commentato l’assenza di bonifiche nelle aree dichiarate Sin in Italia. Parte dei servizi é stata dedicata al sito industriale di Gela. In vent’anni vi è stata una grande trasformazione del bacino minerario della Ruhr in Germania,  grande come il Molise, dove i resti delle miniere di carbone e delle acciaierie,  che  per due secoli hanno avvelenato terreni e fiumi oggi attraggono turisti da tutto il mondo, con la trasformazione delle miniere in spazi culturali e dei terreni inquinati in centri residenziali, facendo nascere nuovi posti di lavoro specie nei servizi. Tutto il contrario succede in Italia dove sono ben  39 i siti di interesse nazionale in Italia o Sin , ai fini della bonifica. Cioè zone che sono individuabili in relazione alle caratteristiche del sito, alla quantità e pericolosità degli inquinanti presenti e al relativo impatto sull’ambiente circostante in termini di rischio sanitario e ecologico, nonché di pregiudizio per i beni culturali e ambientali. Tra queste c’é Gela. La bonifica del territorio gelese comporterebbe un risparmio sanitario,  cioé di malattie evitate,  di ben 6,6 miliardi di euro.  Ma finora nulla é stato bonificato. Ma perché diviene così complicato avviare le bonifiche? Ed ecco che durante la trasmissione é stato sottolineato come nel processo di bonifica per metà  i  soldi sono quelli del ministero dell’ambiente e per metà dell’azienda. Finora il ministero ci ha messo 2 miliardi di euro, ma a gestire le bonifiche é una società pubblica che sta dentro il ministero e che si chiama Sogesid. I risultati dal punto di vista di bonifiche non si vedono. Inchieste giudiziarie hanno coinvolto i vertici della società accusati di associazione a delinquere e truffa allo stato. Specie per il  polo chimico di Caffaro in provincia di Udine, dove sono stati stanziati dei soldi per le bonifiche. Ma Sogesid  e ministero dell’ambiente hanno allargato le aree da bonificare  per avere più finanziamento,  avviando le bonifiche solo nelle zone in cui non erano necessarie. Per non parlare delle tariffe esorbitanti che il ministero paga per gli impiegati di Sogesid, 426 milioni di euro nel triennio 2009/2011: siti  risanati zero. Durante la trasmissione non poteva mancare il processo di dismissione degli impianti chimici  avviati da Eni, che prevede per il triennio 2015/2018 un taglio degli investimenti del ben 17% rispetto al precedente piano, un processo che si inquadra in uno scenario in cui vi é stata una discesa esorbitante del prezzo del petrolio al barile. La dismissione che riguardano ben dieci siti in Italia, tra cui quello di Gela, coinvolge 5700 dipendenti, che si sono dati appuntamento a Milano giovedì prossimo, per chiedere spiegazioni sul loro destino. L’Eni in poche parole va via e non si pone nemmeno il problema delle bonifiche. Ma quale é stato l’impatto del petrolchimo sulla salute dei cittadini gelesi? Nella trasmissione é intervenuto l’avvocato Luigi Fontanella, rappresentante legale di trenta famiglie che hanno bambini nati malformati, e che hanno denunciato l’Eni chiedendone il risarcimento. Giorno 13 gennaio vi sarà la prima udienza. La  spina bifida é  una malattia che riguarda molti bambini di Gela, e sono  800 casi di malformazione in città, 6 volte in più rispetto alla media nazionale. Dopo anni di ricerca i periti del tribunale di Gela hanno tratto le loro conclusioni: nella falda sotto uno degli impianti hanno trovato ben il 97% di idrocarburi, e acqua solo per l’1%. Concludono che l’acqua é un contaminante di veleni. ” Vi é anche il suolo che contiene cloretano di 3 milioni di mg invece di 3 mg” ha detto l’avvocato. Il problema é che a Gela é inquinato tutto: l’acqua, ortaggi, cibo con cui viene allevato il bestiame. Insomma l’inquinamento sta mettendo a dura prova ormai da anni, il territorio, l’ambiente e la salute della popolazione.