Il carcere Balate rischia di chiudere, la denuncia della Osapp

La casa circondariale di c.da Balate rischierebbe di chiudere, ad appena quattro anni dalla sua inaugurazione. Questo é il grido di allarme della Osapp, il sindacato della Polizia penitenziaria. “Tra le carceri che l’amministrazione penitenziaria intende chiudere nel territorio nazionale c’è anche la casa circondariale di Gela”. Ha affermato  in una sua nota Rosario Di Prima, segretario regionale della Osapp, che ha chiesto un incontro urgente con il procuratore di Gela Lucia Lotti. “La notizia cade come un fulmine a ciel sereno – ha comunicato   Di Prima – non per le scelte politiche che potrebbe fare il governo attraverso l’amministrazione penitenziaria ma per la individuazione di una struttura penitenziaria fortemente voluta dal territorio, proprio per l’importanza e il significato che si è dato in un’area che necessitava maggiormente la presenza dello Stato oltre che, per il presidio di legalità costituito a suo tempo”. La casa circondariale di Gela é stata inaugurata il 28 novembre 2011, dopo 50 anni di attesa e dopo una sanguinosa guerra di mafia, tanto da finire nell’inchiesta Carceri D’oro. Oggi la struttura  è dotata di 48 celle per un totale di 96 posti per detenuti uomini, che devono scontare pene lievi per reati minimi come spaccio o furto.  I detenuti dividono le celle in coppia, dove all’interno, vi sono due lettini, Tv e bagno in camera con doccia. Dalla sezione di avvio, in cui si trovano i detenuti appena entrati nella struttura, si arriva alla sezione aperta, in cui i particolari ospiti che hanno raggiunto una certo grado di maturazione incominciano il loro percorso di lavoro esterno. Diversi i corsi avviati per l’integrazione, tra teatro, scacchi e corsi di scrittura. Programmi di trattamento individualizzati per i detenuti definitivi. E poi la scuola media e 3 corsi professionali, uno agroalimentare e due di digitalizzazione che i detenuti possono frequentare. In virtù della annunciata chiusura, l’Osapp comunica di essere  “fortemente preoccupata” in quanto  tale operazione risulterebbe  enormemente penalizzante per il territorio e  non terrebbe conto delle giuste esigenze del personale che vi opera. Secondo il segretario regionale verrebbe meno “uno dei presidi di legalità necessari, l’indotto creato e lo snellimento delle attività proprie della polizia penitenziaria a supporto della magistratura”. “Una simile decisione ci farebbe ritornare indietro di vent’anni”. Conclude il sindacato