Il corso dell’amore, Alain de Botton e le relazioni.

A chi non è mai accaduto di presentarsi “non accompagnati” al matrimonio dell’amica ed essere bersagliati da domande sulla propria situazione sentimentale? È successo a tutti. A tutti è accaduto che arrivati all’evento x, peggio se a un matrimonio, senza un braccio contro cui premere, la gente presente cominci a farsi letteralmente i fatti tuoi, pure l’insospettabile nonnina. La situazione si fa decisamente più fastidiosa quando si comunica con disincanto che magari no, non siamo fatti per la vita di coppia e che ci piace star da soli. Apriti cielo. La condizione di single viene vista come strana, patetica, quasi innaturale. Quasi come se essere da soli comportasse l’incapacità di vivere una vita normale. Alain de Botton, scrittore, filosofo e conduttore televisivo dice chiaramente che “Solo quando la vita da single avrà lo stesso valore di quella in coppia le persone saranno davvero libere di scegliere”. Sì, parla di valore. Come per il matrimonio, essere single dovrebbe anch’esso essere un valore. L’atteggiamento comune è quello di ricacciare la possibilità che delle persone comuni non abbiano il desiderio innato di vivere con qualcuno e sono, con molta probabilità, inadatte a farlo. E così, a causa di questo atteggiamento, ci si ritrova quasi costretti, vuoi per costume, vuoi per consuetudine, a scegliere un partner, qualunque esso sia. È ovvio che i risultati siano dei più disastrosi. La macchina del “terrore di restare single” è mossa da parenti e amici e da una società che vede la monogamia e il rapporto coniugale come fine ultimo per una stabilità emotiva e mentale. La situazione tende al disagio assoluto quando si vive in piccole realtà dove l’emancipazione, la scelta di non volere un partner accanto viene vista come assurda e alimenta pettegolezzi di qualsiasi genere e astrazioni tali da generare nel “single convinto” ansia sociale. I pro e i contro della vita in coppia e da soli sono diversi e per ognuna delle situazioni cambiano oneri e onori. Fa ancora notizia, nel 2017, che Scarlett Johansson dica che la monogamia è innaturale. In fondo, se ci pensate l’idea di restare innamorati di qualcuno per tutta la vita è un concetto che abbiamo partorito 250 anni fa, è nuovo, ambizioso. L’idea del matrimonio, così romantica e sognante è bella di sicuro ma nella pratica appare improbabile. La libertà di scegliere qualcuno che ci stia accanto “finchè morte non ci separi” oppure “finchè ci va” dovrebbe essere libera, slegata da quelle che sono le dinamiche sociali e i retaggi culturali. Non dovremmo pensare che le persone single soffrano di una mancanza di romanticismo, tutt’altro. E poi , chi lo ha detto che l’amore deve per forza essere romantico? Alain de Botton, nel suo ultimo romanzo, Il corso dell’amore , ci racconta la storia di Rabih e Kirsten, una storia d’amore come tante: si conoscono sul lavoro – lui architetto, lei funzionaria comunale – si piacciono, iniziano a frequentarsi, decidono di sposarsi e hanno dei figli. Potrebbe finire qui, con le tradizionali parole e vissero per sempre felici e contenti… Ma cosa succede dopo? Cosa succede una volta che la passione degli inizi lascia spazio alle prime difficoltà, alla noia, alla ripetitività degli anni passati insieme? In questo romanzo, Alain de Botton racconta la fase della relazione che segue l’innamoramento e ci mostra, alternando la storia di Rabih e Kirsten a considerazioni illuminanti, come sia possibile “imparare” di nuovo ad amarsi, di un amore più razionale e meno romantico, forse, ma proprio per questo più profondo. Seguiamo Rabih e Kirsten nelle loro vicende quotidiane e li vediamo alle prese con le grandi gioie della genitorialità, ma anche con le continue discussioni per le piccole cose, le delusioni, le aspettative non corrisposte, i tradimenti. Il percorso è accidentato, e non sempre i due ce la faranno da soli, ma nonostante tutto sceglieranno di provarci ancora. Una riflessione originale sulle relazioni moderne e allo stesso tempo il sorprendente romanzo dell’amore non romantico. In fondo, essere sempre romantici non è per niente romantico.

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